Uno dei miei compiti in quanto scrittore è quello di assalire le vostre emozioni e forse di aggredirvi e per far questo uso tutti gli strumenti disponibili. Forse sarà per spaventarvi a morte, ma potrebbe anche essere per prendervi in modo più subdolo, per farvi sentire tristi. Riuscire a farvi sentire tristi è positivo. Riuscire a farvi ridere è positivo. Farvi urlare, ridere, piangere, non mi importa, ma coinvolgervi, farvi fare qualcosa di più che mettere il libro nello scaffale dicendo: "Ne ho finito un altro", senza nessuna reazione. Questa è una cosa che odio. Voglio che sappiate che io c'ero
- Stephen King

sabato 5 maggio 2018

RECENSIONE | DANSE MACABRE... un valzer orrorifico

Danse macabre (Danse Macabre) è un saggio di Stephen King scritto nel 1981, e ripubblicato nel 1983 in versione riveduta e corretta, dedicato ai libri e ai film fantasy, horror e splatter degli anni compresi tra il 1950 e il 1980. Non mancano comunque brevi excursus dedicati ad altri anni, flashback autobiografici e parentesi per esplorare le origini del genere.
Il titolo del libro è ispirato all'omonima poesia di Charles Baudelaire e per stessa ammissione di King è un "omaggio agli autori di narrativa fantasy che non hanno avuto la mia stessa fortuna, forse perché nati nel momento sbagliato".
Sarebbe troppo affermare che si legge come un romanzo, ma nemmeno ha qualcosa di un saggio propriamente detto. Piuttosto, ricorda molto, e ne assume lo stile colloquiale e confidenziale delle quattro chiacchiere che il RE usa scambiare con i suoi lettori nelle prefazioni ad alcuni suoi libri, in modo particolare raccolte di racconti o romanzi brevi, in cui si dilunga da un lato su ricordi personali che in qualche modo hanno influenzato il suo desiderio di scrivere, e dall'altra sulla genesi e la struttura dei suoi libri. E' spesso ricorrente il riferimento all'introduzione di A volte ritornano, l'antologia di racconti di qualche anno addietro in cui per la prima volta lo scrittore tenta di spiegare al suo lettore la propria idea di horror e paura.
E, in effetti, anche in questo saggio vi è alternanza di fatti biografici con una vasta, accurata, attenta ed appassionata disamina dell’orrore, del fantasy, della fantascienza.

Si passa dall'analisi delle pionieristiche riviste dei racconti di genere, sulle quali si sono fatti le ossa generazioni di giovani narratori, all'analisi minuziosa dei cosiddetti racconti del tarocco attraverso i tre libri che hanno costruito i tre archetipi ai quali si può far ricondurre tutto quanto si è detto e scritto dell'orrore e del soprannaturale, ovvero il Dracula di Bram Stocker, Frankestein di Mary Shelley e Lo strano caso del dottor Jekill e Mr. Hyde di Stevenson, con l’aggiunta del quarto archetipo, quello del fantasma, particolarmente evidente a detta dello scrittore del Maine, nel libro Ghost story di Peter Straub.
Ci si aggancia così alla lunga digressione sulle trasposizioni cinematografiche con le quali questi archetipi sono stati portati alla conoscenza del grande pubblico, ma lo scrittore non dimentica l'insegnante che è in lui e si attarda sui testi scritti, in dotte ed accurate dissertazioni dei perché dell'orrore, in che modo agisce su di noi, i tre livelli in cui esso si suddivide, la contrapposizione tra apollineo e dionisiaco presente in ciascuna opera del genere e che sta alla base dell'effetto voluto.
Si affronta la lunga filmografia dell’orrore, includendo le pellicole maggiormente conosciute, per esempio La notte dei morti viventi e Rosemary's Baby, Alien e L'esorcista, La cosa da un altro mondo e Gli invasati, L'invasione degli ultracorpi e Lo squalo, ma anche quelli meno fortunati, talora girati con mezzi di fortuna, quelli dove, per dirla 'alla King', è possibile vedere la chiusura lampo sulla schiena del mostro.
In questa meravigliosa danza non viene dimenticata la radio, con i programmi Suspense, Dimension H e il mitico The war of the worlds di Orson Welles che trasse in inganno tantissimi americani tanta la verosimiglianza con un'autentica invasione aliena.
Si arriva quindi alla televisione, nei suoi splendidi albori, con l’analisi particolarmente attenta di trasmissioni cult come la serie Ai confini della realtà, indagata non solo nelle trame e nelle sceneggiature, ma anche negli autori e nei registi.
Nell'ultimo capitolo del saggio si finisce con l'immensa bibliografia dell’orrore: partendo da Shirley Jackson si va da Ira Levin a Ramsey Campbell, da H.P. Lovecraft a Richard Matheson, da E.A. Poe a Harlan Ellison, da Ray Bradbury a Robert Heinlein, da Jack Finney a James Herbert, da Anne Rivers Siddons a John Mc Donald, tanto per limitarci a qualcuno dei soli autori citati e, soprattutto, esaminati dettagliatamente nei loro libri e in tutta la loro produzione letteraria.
Tutto ha inizio dal racconto orale, ad esempio la classica storia dell’uncino, il progenitore di tutte le storie che si raccontano per esempio tra i boy- scout, in genere di sera attorno ad un fuoco quando si creano ad arte le atmosfere giuste per realizzare quella che King definisce la sospensione dell’incredulità, vale a dire uno stato d'incanto che permette di credere anche quello che, in stato normale, la mente rifiuterebbe sdegnosamente di accettare per vero.
Che si parli di televisione, di film o di libri, il nostro amato Zio esamina con lo stesso rigore sia capolavori indubitabili che autentiche ciofeche.

Un testo difficile? Sì. Danse macabre è un testo difficile, per chi lo ha scritto.
Lo scrittore del Maine è perfettamente a conoscenza di che cosa parla e della materia prima del suo lavoro, ha impiegato tempo e fatica per apprendere la conoscenza di cui fa sfoggio nel suo libro.
Questa sapienza, che ha accumulato con sacrifici nel tempo e con una certosina e amorevole applicazione, rappresenta una pietra per affilare, una mola e su questa ha nel tempo affilato la lama rozza e abbozzata del suo talento fino a farne un bisturi che incide mirabilmente l'animo del suo lettore, lasciandogli dei segni magici, indelebili e affascinanti.
Giocando con le parole posso dire che Stephen King con Danse macabre non ha scritto un saggio ma si dimostra egli stesso un saggio, inteso nel senso di sapiente, di chi sa e a darne prova sono le due appendici a fondo libro, basta scorrerle per rendersi conto, forse solo in minima parte, della fatica che è costata allo scrittore. Dimostra di conoscere a fondo ogni film, ogni titolo, ogni autore che ha citato, di chiunque e di qualunque cosa che ha a che fare con il genere horror. Il suo è un libro scritto contemporaneamente con rigore da studioso e con il sentimento dell’innamorato.

E' un testo non eccessivamente voluminoso, l'autore riesce a fare in modo che la lettura sia scorrevole, mai noiosa o accademica, è talora intrigante e coinvolgente, riesce a interessare, anzi a suscitare desiderio d'approfondimento, anche in chi non ha stretta predilezione del genere in esame come me. Insomma, sono un grande kinghiano e fan di tutto ciò che è mistero ma ammetto di aver impiegato parecchio tempo a leggere questo gioiellino poichè non avendo vissuto in quegli anni così ben descritti ed analizzati ho incontrato parecchie difficoltà a stare dietro alla stragrande maggioranza degli argomenti. Ammetto di conoscerne solo una piccolissima percentuale ma questo mi ha spronato ad approfondire con ricerche ed analisi, alla maniera di un giovane studente universitario alle prime armi, un novellino.
E' stato un bellissimo viaggio, durato un mese circa, che ha appagato la mia sete di conoscenza e mi ha fatto scoprire autori mai sentiti prima e dei quali non vedo l'ora di leggere le opere.
Ecco come un comune insegnante d’inglese diventa uno scrittore di successo, vende milioni di copie dei suoi libri ed è amato da generazioni di lettori affezionati. Come questo sia potuto accadere, Stephen King, lo spiega indirettamente nel suo Danse macabre e come Danse macabre, egli è un saggio.



Il mio voto: 6



Enrico

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