Uno dei miei compiti in quanto scrittore è quello di assalire le vostre emozioni e forse di aggredirvi e per far questo uso tutti gli strumenti disponibili. Forse sarà per spaventarvi a morte, ma potrebbe anche essere per prendervi in modo più subdolo, per farvi sentire tristi. Riuscire a farvi sentire tristi è positivo. Riuscire a farvi ridere è positivo. Farvi urlare, ridere, piangere, non mi importa, ma coinvolgervi, farvi fare qualcosa di più che mettere il libro nello scaffale dicendo: "Ne ho finito un altro", senza nessuna reazione. Questa è una cosa che odio. Voglio che sappiate che io c'ero
- Stephen King

sabato 3 febbraio 2018

RECENSIONE | LA STRATEGIA DI BOSCH... Bosch e i mariachi

La strategia di Bosch (The Burning Room) è il diciassettesimo romanzo di Michael Connelly con il famosissimo detective Harry Bosch, edito nel 2014 e facente parte di una serie di opere che hanno scalato le classifiche di tutto il mondo.
E' un 'police procedural' atipico, in quanto la figura di Bosch è assolutamente predominante e non viene messo in particolare risalto l'eventuale contributo alle indagini di altri poliziotti.

Il protagonista è Hieronymus Bosch che vive nella caotica e violenta Los Angeles ed è un agente capace ma dal carattere difficile. Piccolo orfano, reduce dal Vietnam, un passato di eccessi tra fumo e alcol, un matrimonio fallito e una casa semidistrutta da un terremoto ne fanno un elemento importante per le indagini più complesse ma "scomodo" per i superiori che subiscono pressioni politiche e d'immagine alle quali l'ormai cinquantenne detective non si è mai piegato.
In questo nuovo capitolo deve occuparsi di una vittima morta con dieci anni di ritardo rispetto alle intenzioni dell'omicida. L'uomo era riuscito a resistere tutto quel tempo con un proiettile nella schiena senza che si potesse individuare chi era stato a tentare di ucciderlo ma gli indizi e le eventuali prove si sono dissolti nel tempo. Un compito difficile per Harry Bosch ma ancor più per la sua giovane partner, Lucia Soto, che non ha alcuna esperienza di omicidi.
Il morto è un mariachi e al tempo del suo ferimento non c'era niente che potesse spiegare il tentativo di ucciderlo, tanto che si era pensato ad un proiettile vagante, ma ora i due sanno che è da quel proiettile che deve iniziare un'indagine che spalancherà abissi di avidità e corruzione fino a coinvolgere un altro caso irrisolto, avvenuto vent'anni prima: un incendio che aveva causato la morte di molti bambini in un asilo non autorizzato.

Si tratta di un thriller molto ben strutturato e di un ritorno in auge di Connelly dopo alcune storie sottotono e di poca inventiva, una volta iniziato non si vede l'ora di sapere come va a finire nonostante la leggera lentezza delle prime cento pagine. Lo stile dell'autore è efficace, come al solito, non si perde in inutili ragionamenti, è chiaro, diretto e perfetto.
Bosch è sempre Bosch, da fan accanito sono intristito dal suo prossimo e probabilmente definitivo, questa volta, pensionamento che si concretizza in un epilogo angoscioso e amaro per gli amanti della saga. L'immagine finale dipinge un uomo di 61 anni dalla corazza coriacea che nasconde un cuore tenero e spezzato dal dolore.
Al momento so che ci sono ancora due libri ad attendermi con lui protagonista e posso allora tirare un sospiro di sollievo ma non senza chiedermi che tipo di detective ritroverò, se sarà ancora all'unità Casi Irrisolti o se il Sistema lo ha definitivamente fatto fuori. Certo è che le sue avventure non potranno durare in eterno, ce poco da farci.
L'introduzione di una nuova partner (la seconda, dopo Kizmin Rider) è stata una bellissima sorpresa e il fatto che venga descritta come una giovane detective senza esperienza potrebbe essere un indizio per una continuity della saga. Così forte, in gamba e simile a Bosch, la detective Soto riesce a fare subito colpo entrando nelle grazie di quello più anziano che si rivede e rivive i suoi primi anni al dipartimento, motivo che lo spinge ad accoglierla sotto la sua ala protettiva insegnandole il mestiere.
Mi piacerebbe fosse questo un modo per avviare una nuova serie con una nuova protagonista che non ci farebbe sicuramente rimpiangere il precedente.

Connelly tesse un intreccio tra ricordi, affetti e potere che tiene il lettore in sospeso fino in fondo, rimanendo tuttavia lineare e verosimile.
Un ottimo thriller, dall'inizio alla fine ti coinvolge in questa sua "dannata" indagine e ti porta in una continua suspance con colpi di scena a ripetizione.
Riesce a trasformare una trama stereotipata in una storia nuova, fitta e inusuale che, mantenendo comunque lo stesso intreccio di altri romanzi, inquadra il tutto da un altro punto di vista, quello umano e della sofferenza.
Ma mano che l'indagine procede, Michael Connelly ci fa capire ancora una volta quello che rende Harry Bosch così speciale e una cosa è certa: qualsiasi cosa l'inimitabile detective sceglierà sempre di fare in futuro, lo accompagneremo volentieri nel suo viaggio.



Il mio voto: 8



Enrico

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