Uno dei miei compiti in quanto scrittore è quello di assalire le vostre emozioni e forse di aggredirvi e per far questo uso tutti gli strumenti disponibili. Forse sarà per spaventarvi a morte, ma potrebbe anche essere per prendervi in modo più subdolo, per farvi sentire tristi. Riuscire a farvi sentire tristi è positivo. Riuscire a farvi ridere è positivo. Farvi urlare, ridere, piangere, non mi importa, ma coinvolgervi, farvi fare qualcosa di più che mettere il libro nello scaffale dicendo: "Ne ho finito un altro", senza nessuna reazione. Questa è una cosa che odio. Voglio che sappiate che io c'ero
- Stephen King

lunedì 11 luglio 2016

RUBRICHE | Per Saperne Di Più su... ON WRITING: AUTOBIOGRAFIA DI UN MESTIERE

Prima edizione italiana Sperling & Kupfer
On writing: Autobiografia di un mestiere (On Writing: A Memoir of the Craft) è un saggio, in parte autobiografia e in parte manuale di scrittura, scritto da Stephen King, pubblicato nel 2000.
Nella prefazione l'autore lo definisce "un tentativo di spiegare, in maniera sobria e concisa, come ho incominciato con questo mestiere, quanto ne ho imparato fino a oggi e come lo si mette in pratica".


Curriculum vitae

In questa prima parte King racconta la propria formazione di persona e scrittore, dai frammentari ricordi di un'infanzia "anomala, convulsa" a "istantanee assortite dei giorni un po' più coerenti della mia adolescenza e prima maturità", definendola "un processo di crescita disarticolato nel quale hanno agito in varia misura ambizione, desiderio, fortuna e un briciolo di talento".
Racconta della scrittura dei suoi primi racconti, dell'incontro con la futura moglie Tabitha, dell'approdo alla pubblicazione e al successo con Carrie e svela con sincerità la dipendenza da alcol e droghe, problema affrontato e superato nel 1987 solo dopo l'intervento di parenti ed amici.
Conclude questa parte dicendo che "sono passato per tutto quello che vi ho raccontato (e molto altro che ho taciuto) e ora vi racconterò tutto quello che posso sul mio mestiere".


Che cos'è scrivere

In questo breve capitolo l'autore prova a spiegare che la scrittura è la quintessenza della telepatia, perché tra scrittore e lettore avviene un processo mentale di trasmissione e ricezione che supera spazio e perfino tempo, e invita a non affrontarla alla leggera, ma prenderla sul serio, oppure interrompere qui la lettura di questo libro.


La cassetta degli attrezzi

Questo capitolo parte dall'immagine della cassetta degli attrezzi che ogni scrittore deve possedere e degli strumenti in essa contenuti che deve saper usare.
Il più comune è il vocabolario.
L'autore cita una serie di esempi di scrittori che hanno vocabolari sconfinati, come Lovecraft, e altri che hanno vocabolari più semplici, come Hemingway, e avverte di non migliorarlo artificiosamente: "Uno dei servizi peggiori che potete fare alla vostra scrittura è pompare il vocabolario, cercare paroloni perché magari vi vergognate un po' della semplicità del vostro parlare corrente. È come mettere il vestito da sera al cagnolino di casa. Il cane sarà imbarazzato e la persona che si è resa colpevole di questo atto di premeditata affettazione dovrebbe esserlo ancora di più".


Sullo scrivere

Dopo aver cercato, nella parte precedente, di trasmettere l'idea che "la buona scrittura si basa sulla padronanza dei fondamentali (vocabolario, grammatica, elementi di stile)", qui l'autore sostiene che uno scrittore competente si possa trasformare in un bravo scrittore, "con molto duro lavoro, dedizione e aiuti tempestivi", e cerca appunto di trasmettere la propria esperienza per diventare bravi scrittori.
Sostiene innanzitutto che per essere scrittori è fondamentale leggere e scrivere molto e quantifica in quattro-sei ore il tempo da dedicare ogni giorno a lettura e scrittura.
Anche se si legge per piacere e non per mestiere, "si instaura un processo di apprendimento. Ogni libro che aprite ha la sua o le sue lezioni da offrirvi".
"Bisogna leggere a tutto campo e nello stesso tempo raffinare (e ridefinire) costantemente il proprio lavoro".
La lettura costante crea inoltre la giusta disposizione mentale per dedicarsi alla scrittura.


Sul vivere: un postscriptum

In questa parte l'autore descrive nel dettaglio il gravissimo incidente subito il 19 giugno 1999, quando fu investito da un'auto, subendo pesanti traumi a gambe, bacino, torace e schiena.
Giusto il giorno prima di rimanerne vittima, aveva ripreso la stesura di On Writing, abbandonata nel febbraio-marzo 1998, con l'intenzione di terminarla nel giro dell'estate.
Racconta la dolorosa convalescenza e riabilitazione e il ritorno alla vita attraverso il ritorno alla scrittura, neanche due mesi dopo aver sfiorato la morte.
Pur non avendo recuperato completamente le forze, è riuscito a concludere questo libro.


E ancora, parte prima: porta chiusa, porta aperta

In questa prima appendice, King presenta un brano del racconto 1408, nella prima versione allo stato grezzo e poi nella versione revisionata, commentando le modifiche apportate al testo.


E ancora, parte seconda: letture

In questa seconda appendice, King offre una lista dei libri migliori letti nel giro degli ultimi tre/quattro anni, per aiutare a rispettare la Regola Principe dello "scrivere molto e leggere molto".



Nel capitolo Sullo scrivere, King propone ai lettori di scrivere un breve racconto sviluppando una situazione di partenza da lui descritta, un caso di violenza familiare, caratterizzato dall'inversione dei ruoli abituali, con il marito nel ruolo di vittima e la moglie in quello di persecutrice.
Nell'edizione paperback inglese è stato posto in appendice il racconto vincitore della competizione, Jump di Garret Adams.

In Italia è stato pubblicato la prima volta dalla casa editrice Sperling & Kupfer nel 2001 con la traduzione di Tullio Dobner, attualmente questa edizione è di difficile reperibilità. 


Enrico

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