Uno dei miei compiti in quanto scrittore è quello di assalire le vostre emozioni e forse di aggredirvi e per far questo uso tutti gli strumenti disponibili. Forse sarà per spaventarvi a morte, ma potrebbe anche essere per prendervi in modo più subdolo, per farvi sentire tristi. Riuscire a farvi sentire tristi è positivo. Riuscire a farvi ridere è positivo. Farvi urlare, ridere, piangere, non mi importa, ma coinvolgervi, farvi fare qualcosa di più che mettere il libro nello scaffale dicendo: "Ne ho finito un altro", senza nessuna reazione. Questa è una cosa che odio. Voglio che sappiate che io c'ero
- Stephen King

sabato 23 marzo 2019

RECENSIONE | LA CANZONE DI SUSANNAH... il tempo è sempre ora

La canzone di Susannah (The Dark Tower VI: Song of Susannah) è un romanzo fantasy del 2004 di Stephen King, sesto libro della serie La Torre Nera. La fine della Torre è sempre più vicina. Solo due Vettori sono rimasti a sorreggerla, e quando crolleranno il perno dell'universo salterà e la realtà sarà sommersa dalle tenebre. Roland Deschain, l'ultimo cavaliere, e la sua banda combattono valorosamente l'avanzata del male, ma ora il gruppo non è più compatto. Il demone-femmina che si è impadronito del corpo di Susannah, la moglie di Eddie, ha usato la sfera del buio per trasportarsi dal Medio-Mondo nella New York del 1999: proprio qui, in un punto preciso di Manhattan, dovrà partorire la creatura concepita per distruggere la Torre. Sulle sue tracce si precipitano il piccolo Jake, Oy, il bimbolo parlante, e Père Callaban, per impedire che la donna arrivi all'appuntamento fatale.
La storia è ambientata principalmente nel nostro mondo (New York ed East Stoneham, nel Maine). Il Ka-Tet viene diviso in diversi 'Dove' e 'Quando' per poter raggiungere diversi obiettivi nella fantastica corsa verso la misteriosa Torre Nera. Susannah è parzialmente intrappolata nella sua mente, mentre Mia, l'ex demone ora gravida, ha portato il suo corpo a New York nell'estate del 1999. Jake, Oy e Callahan la seguono in questa New York per poterla salvare dal pericolo creato dalla nuova personalità che l'ha consegnata agli adepti dell'Uomo in Nero. Inoltre, nonostante le origini biologiche del nascituro, il Ka-Tet teme che possa essere in qualche modo demoniaco e che possa farle del male. Nel frattempo, Roland e Eddie viaggiano nel Maine del 1977 con l'obiettivo di assicurarsi il possesso del lotto di terra di New York dall'attuale proprietario, un uomo di nome Calvin Torre. I pistoleri hanno visto e sentito il potere della rosa che vi cresce e sospettano che sia un secondo fulcro dell'Universo, o perfino una rappresentazione della Torre stessa.

Fino a questo volume, Susannah, è stato un personaggio quasi ambiguo che divide le masse in coloro che la amano e quelli che la odiano, senza mezze misure. Aver creato una pistolera senza gambe, costretta a muoversi su una sedia a rotelle, era stato un colpo niente male ma il personaggio era un po' 'né carne né pesce'. Ma questo è Stephen King.
Ti fa amare un personaggio quasi anonimo che finalmente si caratterizza, in perenne conflitto con se stesso e non solo a causa delle numerose personalità che risiedono in lei ma forte, razionale e, soprattutto, allergico a raccontarsi storie. Una Susannah alle prese con una Mia ben più pericolosa di Detta, madre nel modo più bizzarro che si possa immaginare e che si afferma e conferma pistolera. Un istante dopo aver partorito, spara al figlio.
Se I lupi del Calla narrava una sua vicenda autoconclusiva, lasciando però aperte alcune porte, La canzone di Susannah abbandona completamente quello stile per diventare il tassello centrale di un puzzle composto dagli ultimi tre libri della saga. Non si ha infatti un inizio, uno svolgimento e una fine ma solamente lo svolgimento che riprende e sviluppa quanto era stato lasciato in sospeso con il libro precedente e lo proietta verso la conclusione nel volume successivo. La canzone di Susannah è un ponte narrativo indispensabile che funziona alla perfezione.
La carne messa al fuoco in questo libro è molta, nonostante il minor numero di pagine dei suoi predecessori. Un primo grande colpo di scena nello scoprire chi è il padre di Mordred, uno dei momenti meglio costruiti di tutta la saga. Stephen King, ora, ha dei piani più precisi e si esibisce in un esempio di continuità retroattiva che fa combaciare le sue nuove idee con quello già accaduto.
Entrano poi in scena i cosiddetti uomini bassi, che erano stati nominati nel romanzo precedente da Callahan, così come viene portato avanti il progetto di acquisto del terreno con la rosa-vettore. Ed è in mezzo a questi sviluppi che si legge del secondo colpo di scena del libro, ancora più sbalorditivo del precedente, quello che aleggiava fin dal volume precedente: Stephen King che cita se stesso in una maniera geniale. Credetemi, verrete risucchiati, come me, in un loop.

Lo stile coinvolgente di Stephen King, unito alla sua capacità di generare tensione, trascina il lettore in una spirale impossibile da abbandonare finché non si conclude il libro. Avevo una curiosità pazzesca di sapere, capire e scoprire dove la penna del RE mi avrebbe portato, quale altra idea avrebbe tirato fuori dal suo cappello a cilindro. Se poi aggiungiamo, come finale, un brano tratto dal diario di un personaggio (innominabile qui, causa spoiler), l'effetto è assolutamente assicurato. Fantastico.
Qualche difetto però c'è. L'inizio è decisamente più lento del resto del romanzo. Poi, chiunque abbia letto un libro di Stephen King sa che questi conosce tutti i suoi personaggi, dal primo all'ultimo, come le sue tasche, un'ottima cosa con quelli fondamentali ma con quelli che appaiono per tre minuti decisamente no. La canzone di Susannah ha qualcosa come una quindicina di pagine dedicate a un qualcuno che nella vicenda ha un ruolo marginale e che sparisce subito dopo per non apparire più.
Il ritmo del romanzo procede in modo incalzante e imprevedibile. Un po' grazie ai colpi di scena, un po' grazie alla sequela di eventi che si verificano uno dietro l'altro, ho trovato difficile staccarmi dalla lettura.

Le piccole sbavature sono comunque davvero poco rilevanti. La canzone di Susannah è un ottimo romanzo, coinvolgente ed efficace, che raggiunge livelli eccellenti di caratterizzazione dei personaggi, un mix perfetto di colpi di scena e tensione. È un tipico esempio in cui il 'libro-ponte' verso il volume finale non funziona da semplice connettivo 'allunga-brodo'. Un romanzo che ha molto da dire. Siamo quasi alla fine ormai.
La Torre Nera è sempre più vicina.
Stringiamoci al nostro Dinh Roland e prepariamoci all'ultima parte del viaggio.




Il mio voto: 7




Enrico

sabato 16 febbraio 2019

RECENSIONE | I LUPI DEL CALLA... strade per ogni dove

I lupi del Calla (The Dark Tower V: Wolves of the Calla) è un romanzo fantasy del 2003 di Stephen King, quinto libro della serie La Torre Nera. Continuano le vicende di Roland di Gilead, Eddie, Susannah, Jake ed Oy e presenta al lettore la figura di Père Callahan (già noto a chi ha letto Le notti di Salem).
Dopo essere fuggiti da una Topeka alternativa e dal perfido mago Randall Flagg, il Ka-Tet di Roland viaggia fino ad un villaggio di contadini, Calla Bryn Sturgis, dove i pistoleri incontrano Père Callahan. La gente della cittadina chiede aiuto al Ka-Tet contro i Lupi di Rombo di Tuono, che si presentano ogni 23 anni, ad ogni generazione, per prendere un bambino da ogni coppia di gemelli. Dopo pochi mesi dal rapimento, i bambini ritornano guasti, mentalmente menomati, destinati a crescere fino a raggiungere dimensioni spropositate e a morire giovani. Al momento dell'arrivo di Roland, manca circa un mese all'incursione dei Lupi. Non solo Roland ed il suo gruppo devono difendere il Calla dai Lupi, devono anche proteggere una rosa rossa che cresce in un lotto vacante tra la Seconda Avenue e la Quarantaseiesima Strada a mid-town Manhattan nel 1977. Se la rosa venisse distrutta, la Torre cadrebbe con lei. Per poter tornare a New York ed evitarlo devono usare la sinistra 'Tredici Nera'.
Come se non bastasse, Roland e Jake hanno notato cambiamenti bizzarri nel comportamento di Susannah, riconducibili agli avvenimenti raccontati in Terre desolate quando Susannah si occupò del demone nel cerchio di pietra.

In questo libro non abbiamo solo la storia dei Lupi, della comunità del Calla e di Padre Callahan, ma abbiamo tutti i membri del Ka-Tet che evolvono e in un certo senso cambiano. Nessuno escluso.
In primis Roland che scopre che il suo tempo è ulteriormente contato, riscopre il piacere di essere l'uomo di una donna e, forse, ha qualcosa più di un'intuizione sul futuro che li attende. Susannah deve fare i conti con una nuova pericolosissima e terrificante personalità, Mia.
Jake impara ad affinare il suo 'tocco' ed affronta una gioia adolescenziale ed un enorme dolore che lo lascia molto indurito.
Eddie, qui un po' in ombra, rimane comunque l'anima narrante ed osservante del gruppo che trova un inaspettato specchio in Padre Callahan ed infine cambia il gruppo stesso, che deve fare i conti con la paura, le bugie e il tempo che scorre in modo decisamente irrazionale.

Al solito, Stephen King è uomo di intuizioni geniali, di quei piccoli scarti della realtà in cui apre brecce e crea mondi, magari con l’aiuto di un piatto affilato lanciato a dovere. Sua Maestà tiene botta egregiamente e questi Lupi stanno sicuramente nel gruppetto dei preferiti.
Solo un autore come King può permettersi di scrivere un romanzo di 670 pagine, dove l'attesa dell'evento culmine si protrae per 650 pagine per poi evolversi e concludersi nelle ultime 20. Ma la carne al fuoco è davvero abbondante.
Le tracce narrative sono quindi plurime, l'autore riesce a gonfiarle aggiungendovi il dibattito pubblico che il villaggio del Calla affronta dividendosi tra gli entusiasti ed i refrattari all'idea di combattere i lupi. Inoltre la storia di padre Callahan, una sorta di seguito de Le notti di Salem, contribuisce a rallentare parecchio la narrazione e a moltiplicare le pagine.
Il finale invece assume un ritmo incalzante che raggiunge livelli vertiginosi, incollandovi alle pagine in modo inesorabile e riscattando la lentezza della parte centrale.
Complessivamente il romanzo appare sempre come i precedenti: un western-fantasy. Il mestiere di King non si discute e l'elemento che continua a sorprendermi è come tutto ciò che in teoria non mi convincerebbe affatto ad intraprendere la lettura finisca poi per funzionare meravigliosamente quando le pagine scorrono inesorabili.

Ho provato in certi passaggi i sintomi della saturazione, ma credo che siano inevitabili dopo sei romanzi con gli stessi personaggi e le stesse vicende. Il mio giudizio complessivo rimane però più che positivo e lungi da me mollare proprio adesso.
Stephen King riesce a farci provare emozioni contrastanti ma sempre forti. Con la sua scrittura scorrevole ci catapulta indietro e avanti nel tempo a suo piacimento, ma senza farci pesare la cosa, come se avvenisse con la massima naturalezza e fosse tutto perfettamente normale.
E' stato interessante approfondire la conoscenza di Roland, gettare uno sguardo nel profondo del suo cuore e incontrare, oltre ai suoi compagni del presente, anche quelli del passato. In I lupi del Calla vengono strette nuove amicizie e approfondite quelle esistenti, anche se l'ambiguo comportamento di Susannah inizia a preoccupare.
La Torre è sempre più vicina e la determinazione dei nostri eroi è sempre più forte. Il coinvolgimento è direttamente proporzionale alla sua vicinanza.
Oltre ai già citati riferimenti a padre Callahan e Le notti di Salem, è curioso leggere di quello che diversi anni dopo diventerà un romanzone, 22/11/'63, qui citato come abbozzo dallo stesso padre che si domanda come sarebbe il mondo se si potesse cambiare il passato. Lo stesso King in effetti affermerà che la genesi di questo libro fu piuttosto lunga ma direi con un risultato spettacolare.

A farla da padrone sono dunque i cosiddetti 'Lupi del Calla', o quantomeno la loro incombente minaccia. Più di un gruppo di semplici masnadieri, si tratta di una sessantina di individui organizzati che dispongono di quei rimasugli di tecnologia degli antichi ormai anacronistica che li rende estremamente temibili; chiamati così per le maschere dell'animale che copre loro il volto. Ogni 20 o 30 anni circa, scorrazzano sui loro cavalli di ferro e si portano via un bambino per ogni coppia, i parti gemellari sono all'ordine del giorno nel Calla.
E' estremamente pittoresco ed esaltante vedere la gente contrastare il nemico lanciandogli contro piatti dal bordo affilato e tagliente a mo di dischi piuttosto che le tradizionali e classiche armi da fuoco. Dopotutto si deve ricordare il dogma dei nostri pistoleri:
"Io non miro con la mano; colui che mira con la mano ha dimenticato il volto di suo padre.
Io miro con l'occhio.
Io non sparo con la mano; colui che spara con la mano ha dimenticato il volto di suo padre.

Io sparo con la mente.

Io non uccido con la pistola; colui che uccide con la pistola ha dimenticato il volto di uso padre.

Io uccido con il cuore".
E per concludere fa la sua apparizione anche la più famigerata delle sfere magiche di Maerlyn, la Tredici Nera, che Roland sostiene essere l'occhio osservatore del Re Rosso, il loro vero nemico.

Ottimo proseguimento della saga. Di certo lo stile è molto diverso da quello dei primi romanzi ma la ricchezza di dettagli, la tensione che il libro riesce a trasmettere unita ad alcune scelte letterarie e ad un coinvolgimento psicologico sempre altissimo fanno di questo volume uno dei migliori della saga.

Senza infamia e senza lode, questo capitolo non è ai livelli del predecessore ma è comunque valido, la curiosità e la voglia di arrivare alla Torre c'è e si sente. Ripeto, Stephen King si è prolungato troppo, ha fatto cadere di molto la suspense però recupera con un grande finale.
La storia del Calla è originale, misteriosa e spaventosa al tempo stesso. Il racconto di padre Callahan apre nuove porte svelando ancora qualcosa del 'mondo che è andato avanti' ed infine la vicenda dei nostri amati pistoleri è sempre più una droga irrinunciabile, crea davvero dipendenza.
La Torre intanto si avvicina.



Il mio voto: 8



Enrico

martedì 5 febbraio 2019

THE INSTITUTE sarà il nuovo romanzo di Stephen King

E' passato solo un mese da quando, sulle pagine di questo blog, scrivevo di primi rumors sul nuovo e prossimo romanzo di Stephen King. Il tutto era ancora avvolto da un alone di mistero ed ombra, se non per un moderatore della message board del sito ufficiale dello scrittore che ha soddisfatto parzialmente un utente e la sua impellente curiosità (vedi I primi rumors sul nuovo romanzo di Stephen King).

Ora, ne è stato svelato ufficialmente il titolo: THE INSTITUTE.
Uscirà il 10 settembre 2019 nei paesi anglosassoni.

Prime indicazioni sulla trama sono state pubblicate sul sito ufficiale del RE. D'impatto posso dire che mi pare qualcosa di già visto e rivisto, un'accozzaglia di romanzi precedenti buttati in un grosso calderone. Spero però di essere piacevolmente smentito. Giudicate anche voi.

Nel cuore della notte, delle persone fanno irruzione in una casa della periferia di Minneapolis. Uccidono i genitori del giovane Luke Ellis e caricano il ragazzino su un SUV nero. L'operazione dura meno di due minuti. Luke si risveglierà in una struttura chiamata "L'Istituto", in una stanza simile alla sua, ma senza finestre. Fuori dalla camera ci sono altre porte, dietro alle quali stanno altri ragazzi con poteri speciali - telecinesi, telepatia - come quelli che possiede Luke: Nick, George, Iris e Avery Dixon di dieci anni. In questo sinistro istituto, la direttrice, Mrs. Sigsby, e il suo staff sono impegnati nell'estrarre senza scrupoli da questi bambini la forza dei loro poteri straordinari. Luke è disperato, vorrebbe uscire e chiedere aiuto. Ma nessuno è mai scappato dall'Istituto.





Enrico

sabato 2 febbraio 2019

RECENSIONE | LA SFERA DEL BUIO... orso e lepre e pesce e uccello

La sfera del buio (The Dark Tower IV: Wizard and Glass) è il quarto libro della serie La Torre Nera scritta da Stephen King.
Il volumone (di quasi 700 pagine) inizia pochi minuti dopo la fine di Terre desolate, dopo che Jake, Eddie, Susannah e Roland sfidano inutilmente Blaine il Mono ad una gara di indovinelli. Eddie sconfigge il computer pazzo con delle freddure, giudicate dal treno insulse e completamente prive di logica, ma che, proprio grazie a questi, lo portano all'autodistruzione.
I quattro pistoleri ed il bimbolo Oy sbarcano alla stazione di Topeka, che con grande sorpresa scoprono essere posizionata nel Kansas degli anni ottanta. La città è deserta, questa dimensione parallela è stata spopolata dalla stessa influenza descritta da Stephen King in L'ombra dello scorpione, soprannominata Captain Trips.
Il Ka-tet lascia la città attraverso l'autostrada del Kansas e, quando si accampa per la notte nei pressi di un buco dimensionale che Roland chiama 'sottilità', il pistolero racconta il suo passato.
All'inizio della storia-nella-storia, Roland aveva appena guadagnato le sue pistole, l'unico a memoria d'uomo a farlo a quattordici anni. Lo fece perché scoprì il consigliere di cui suo padre si fidava, il mago Marten Broadcloak, a letto con la madre, Gabrielle Deschain. Il padre di Roland, Steven, gli vietò di vendicarsi di Marten, e lo spedì verso est, lontano da Gilead, per proteggerlo. Roland si allontana accompagnato dai suoi due amici, Cuthbert Allgood e Alain Johns.
Poco dopo il suo arrivo nella lontana Baronia di Mejis, Roland si innamora di Susan Delgado che gli fa perdere la ragione e rischia di dividerlo per sempre dall'inseparabile amico Cuthbert.
I tre riescono anche ad impossessarsi di una magica sfera che fa parte dell'Iride del Mago (la Sfera del Buio) di colore rosa. Quando la sfera mette Roland di fronte alla scelta tra il salvataggio di Susan e la ricerca della Torre Nera.

Roland è inquieto perché deve raccontare qualcosa ai suoi compagni. Qualcosa di fondamentale per il loro viaggio, qualcosa con cui è doloroso fare i conti. Tergiversa e rimanda per tre volumi, ora è giunto il momento. Si siede e racconta, per tutta la notte. Per oltre 500 pagine, wow.
E Stephen King se la gode.
Racconta una potente storia western che è quasi un omaggio al genere da quanto è perfetta e in tema; tanto che gli elementi extra canone, come la stupenda strega Rhea e la sfera che dà il titolo al volume, per quanto fondamentali, non scalfiscono la completa 'westernità' della storia.
Lo scontro al Saloon con i tre cattivi della Bara Blu è un passo meraviglioso, descritto con così tanta arguzia e precisione da volerci partecipare tanto quanto i protagonisti.
Da come Stephen King se lo prepara, curandolo come un figlio, a come lo realizza, a come lo scioglie, dimostra una capacità lessicale imponente. E' drammatico, patetico, ironico allo stesso tempo. Sembra Sergio Leone. Ed è un pezzo di bravura straordinario.
Incontriamo un giovanissimo Roland e finalmente diamo voce e volto ad alcuni dei personaggi che finora sono stati solo citati e rimpianti di passata. Troviamo un altro Ka-Tet, quello di Roland e dei suoi amici Alain e Cuthbert, impegnati in una missione importante che diventerà vitale.
Un Roland pistolero, leader, amico leale, figlio, dissimulatore e innamorato.
Scelta coraggiosa e delicata quella di inserire una storia d'amore a questo punto della narrazione, che rischia di mandare all'aria un lavoro durato anni e che invece soddisfa la fame vorace del lettore.

Stephen King non perde un colpo con Roland. Riesce a rendere bene la sua natura 'divisa' che accetta la forza completamente irrazionale dell'amore perché sa che non può farci nulla, ma circonda questo nucleo primordiale con strati di razionalità, coerenza e logica.
Insomma, Roland non prende le armi in una battaglia che non può e non vuole vincere, ma non si racconta mai palle. Susan è la ragazza perfetta per il giovane pistolero e tutta l'evoluzione della storia è come deve essere, incantevole quasi come in una fiaba Disney.
Queste 500 pagine di flash-back però siamo sicuri siano scritte per darci gli elementi per andare avanti nella storia? Sono solo una 'chiave' per capire meglio Roland ma non servono al raggiungimento della Torre. Sono sicuro che molti storceranno il naso e sosterranno la teoria che La sfera del buio sia un volume totalmente inutile, un volume che si può anche non leggere.
L'espediente è molto 'tipico' (si ferma l'azione e si racconta. Lo fanno quasi tutte le eroine Disney più o meno dopo dieci minuti di film) e la storia è bella, però anche io l’avrei voluta sentire in un altro modo, magari non di fila, a mo' di sermone. Roland non ha bisogno di chiavi di lettura. È com'è e come deve essere.
Stephen King ama inserire storie autonome nei suoi libri e dice, forse non senza ironia, che quelle d'amore sono noiose, non posso che concordare. Il RE sembra soffrire di elefantiasi letteraria, e se la storia piace, le pagine scorrono via veloci ma se il racconto non appassiona, la lettura diventa una sofferenza interminabile. C'è una morale molto americana di sfondo a questa saga: il fine giustifica i mezzi. Roland e i suoi amici fanno una strage nel locale dei mafiosi e sterminano gli abitanti di Tull e Lud. Gli uccisi sono però dei mutanti, dei pervertiti, i cattivi, insomma, pur con una loro civiltà, che ostacolano gli eroi nel raggiungimento della Torre Nera per ristabilire l'ordine nel mondo.

In La sfera del buio i personaggi sono tanti e tutti a loro modo originali, anche se la divisione tra i buoni ed i cattivi è tracciata da un colpo di scure deciso e non c'è posto per le mezze figure.
Anzi nella parte finale del racconto di Roland, quella più drammatica ed inquietante, emerge ancora una volta la denuncia di King rispetto alle piccole comunità rurali o provinciali, dove la massa indistinta del popolino apparentemente innocuo, ma sostanzialmente ignorante, viene facilmente manipolata dai potenti di turno trasformando "i buoni vicini di casa in mostri assetati di sangue".
Stephen King non rinuncia mai a grattare la patina di rassicurante mediocrità che protegge l'immagine della comunità timorata di Dio e tesa allo spasimo per salvare le quotidiane apparenze.
Esemplificativo in questo senso è il personaggio di Cordelia Delgado, attaccata mani e piedi al patrimonio e al tempo stesso capace di mascherare la sua avidità dietro il perbenismo della donna tutta casa e chiesa, e che guarda caso si ritrova poi alla testa della folla che invoca il rogo.

Traduzione impeccabile come da marchio di fabbrica di Dobner e postfazione dell'autore che si scusa di aver lasciato passare così tanti anni dalla pubblicazione del romanzo precedente, ammettendo come la saga non sia nata con un finale già scritto, ma sviluppata nel corso di più decenni, tra ispirazioni feconde e pause di vera e propria crisi.
Quanto fascino poi, esercita sul sottoscritto il ritrovare in questa tracce o riferimenti più o meno significativi ad altri titoli della produzione di King, come il caso di L'ombra dello scorpione.
Il finale è sconvolgente, ha fatto maturare molto il Ka-Tet che è pronto più che mai a riprendere la strada del vettore.
Ognuno di noi ha la sua Torre Nera, ognuno lotta per arrivarci. Non so se sarò saggio come Roland, furbo come Eddie, generoso come Susannah o coraggioso come Oy, spero solo di arrivare un giorno, alla mia Torre Nera.



Il mio voto: 8



Enrico

sabato 26 gennaio 2019

ELEVATION dal 19 febbraio in Italia

Carissimi lettori, nel segno e soprattutto nell'anno del Ka, il 19 febbraio 2019, a grande sorpresa, uscirà in tutte le librerie italiane l'ultima fatica di Stephen King: ELEVATION.
Sarà nuovamente tradotto da Luca Briasco (The Outsider) e avrà un prezzo di copertina di 15,90 €.
L'annuncio arriva direttamente dalla Sperling & Kupfer che spiazza tutti quanti. Solo poche settimane fa le indiscrezioni volevano una sua pubblicazione solo nella prossima primavera.

Si tratta di un lungo racconto (poco meno di duecento pagine) ambientato nella amata/odiata/temuta Castle Rock e con protagonista Scott Carey che, ritrovatosi solo dopo il divorzio, scopre di perdere peso in maniera incomprensibile senza che cambi nulla nel suo aspetto fisico.
Un chiaro omaggio ad una delle opere più iconiche dello scrittore Richard Matheson: Tre millimetri al giorno.

Elevation racconterà la storia di Scott Carey, un uomo alle prese con una malattia misteriosa che ha effetti bizzarri sul suo corpo. Sebbene nulla sembri cambiato nel suo aspetto fisico, Scott sta rapidamente perdendo peso. Non è, però, l'unica cosa strana: la bilancia registra sempre lo stesso peso, indipendentemente dal fatto che sia vestito o meno. Mentre lotta per comprendere questo strano fenomeno con l'aiuto del suo medico di fiducia, Bob Ellis, Scott sarà anche costretto ad affrontare le sue convinzioni sbagliate sulle sue vicine lesbiche che diventano vittime dei pregiudizi della loro piccola città nella quale le due vorrebbero aprire un ristorante.





Enrico

sabato 12 gennaio 2019

RECENSIONE | TERRE DESOLATE... l'unione del Ka-Tet

Terre desolate (The Dark Tower III: The Waste Lands) è il terzo libro della serie La Torre Nera scritta da Stephen King. La prima stampa del libro fu un'edizione limitata con copertina rigida ed illustrata a colori da Ned Dameron, pubblicata nel 1991 da Donald M. Grant. Il libro è stato ristampato nel 2003 in coincidenza con l'uscita di I lupi del Calla.
Roland, Susannah e Eddie sono andati ad est dalle coste del mare Occidentale, inoltrandosi nella foresta di Fuori-Mondo. I tre si scontrano con Shardik, uno dei dodici guardiani. Roland spiega ai compagni varie cose: i dodici guardiani sono dodici animali-cyborg costruiti da una popolazione iper-tecnologica vissuta secoli prima e distrutta da una guerra quando il mondo andò avanti. Spiega che i dodici guardiani proteggono altrettanti portali e che questi portali sono disposti a cerchio ai limiti del mondo e indicano sei 'Vettori', linee che reggono e fanno orientare i vari mondi e che nel caso del Tutto-mondo si congiungono alla Torre Nera. A causa dello sfasamento dei Vettori il mondo di Roland si sta disfacendo e la strada tra i tre e la Torre aumenta costantemente. Inoltre i Vettori indicano varie porte tra i mondi. L'aumento della distanza, determinato dai Vettori, crea il disfacimento e la distruzione del mondo di Roland.

Stephen King dipinge per noi lettori un mondo devastato, forse da una guerra o chissà, popolato da animali grotteschi e vittime di spaventose mutazioni. Un mondo pericoloso, dove pazzia e malattia dilagano senza freno. I protagonisti attraversano città in rovina, villaggi abitati da pochi derelitti sopravvissuti, non sempre animati da buone intenzioni.
Emerge con prepotenza una forte contrapposizione tra una tecnologia superavanzata, quella dei cosidetti 'Antichi', e una società regredita di migliaia di anni, dove non esistono più regole, priva del minimo senso di appartenenza e dove vige solo la legge del più forte.
Terribilmente visionario l'incontro con Blaine il Mono, treno dotato di sopraffina intelligenza artificiale che travolge i protagonisti in un duello mortale fatto di indovinelli, dove la ricompensa è nientemeno che un passaggio alla velocità del suono attraverso le terre desolate.
Le domande sono ancora molte, e le risposte poche.
In Terre desolate troviamo una prima, scarna, spiegazione degli universi paralleli e di come siano sostenuti da sei vettori, incontriamo per la prima volta il bimbolo Oy e la duplice esistenza di Jake, riunificata dal provvidenziale intaglio a forma di chiave, made in 'Eddie’s mind'.
Nei primi due libri della serie sono poche le informazioni che trapelano sulla Torre Nera, sul ruolo che essa ricopre e sulla struttura dell'universo per come Stephen King lo immagina. Qui invece l'autore ci offre un approfondimento sui dodici portali al termine del percorso dei sei vettori che sostengono il mondo e lo fa sfruttando l'improvvisa comparsa del temibile orso Shardik, uno dei dodici guardiani. Un animale fatto di carne in apparenza, ma da circuiti elettrici all'interno, a guardia del portale dell'Orso.

Un incrocio tra un procione e un tasso è invece il bimbolo, Oy, che incontriamo per la prima volta in questo libro. Un esserino in apparenza debole ma con un cuore grande e coraggioso. L'amicizia che nasce tra lui e il Ka-Tet, in particolare con Jake, è destinata ad accompagnarci per lungo tempo e ad essere decisiva in molte occasioni. Oy è un altro essere creato dalla fervida immaginazione di Stephen King, benchè animale non dissimile comunque dagli altri membri che abbiamo imparato a conoscere, un reietto del proprio branco che trova nel gruppo di Roland quell'amore rifiutatogli dai sui simili.
Amore che di certo non caratterizza Blaine il Mono, treno-pazzo che collega le città di Lud e Topeka, autore della distruzione della città di Lud e quasi dell'uccisione dei nostri protagonisti ancor prima di salire sul suo vagone. Una macchina con l'ossessione per gli indovinelli, dalla cui soluzione dipende la sopravvivenza dell'essere umano, solo la mente di Stephen King poteva concepirla. L'idea è grandiosa e tutta la scena è ricca di suspense. Sembra quasi di essere proiettati sulle giostre di un parco divertimenti insieme a monorotaie e montagne russe con l'aggiunta di un 'pavimento' che può diventare trasparente, facendoci chiaramente vedere il baratro sotto di noi. Risulta difficile immaginarlo, per questo bisogna leggere.

Questo terzo capitolo rappresenta un volume di transizione. La maggior parte degli avvenimenti non sono fondamentali per la continuity della storia e il ritmo, da frenetico quel era nel volume precedente, rallenta bruscamente.
La magia che permea la saga continua anche qui e ne impregna le descrizioni, i dialoghi e le realtà parallele ma personalmente l'ho trovato discretamente interessante.
Questo libro è chiaramente firmato Stephen King più degli altri. L'autore ha fatto sentire più volte la sua vena horror, la sua voglia di far morire di angoscia ed ansia il lettore, soprattutto con Blaine che è terrorizzante perché pazzo, è completamente imprevedibile e qualsiasi risposta non data, qualsiasi risposta formulata, qualsiasi pausa, qualsiasi atto impulsivo può provocare in lui la pazzia. E sappiamo benissimo che potrebbe uccidere tutti in un attimo.
Terre desolate è comunque un racconto scritto egregiamente, con il classico stile dell'autore, che si legge tutto d'un fiato e devo dire che ogni pagina pone alla mente la domanda: "Ma dove vuole andare a parare? Come andrà avanti?" così da tenere il lettore attaccato alle pagine del libro.

E' un romanzo intrigante che scorre come il precedente. Quello che mi sta colpendo è la presa che hanno i protagonisti sul lettore, ti ci affezioni, sono così vivi e vibranti che ti coinvolgono, tutti, nessuno escluso.
Giunto quasi a metà saga posso dire che La Torre Nera è un qualcosa di inarrivabile. Trascende le epoche ed i generi: fonde western, horror, fantasy, thriller psicologico e fantascienza in un'unica meravigliosa narrazione. Un'opera che spazia dai turbamenti adolescenziali, alle tematiche dell'amore, della morte fino alle battaglie con enormi mostri meccanici.
Consigliato assolutamente a chi ama il genio e l'estro di Stephen King, ottimo per chiunque apprezzi il mix di genere.
Quanto mi sta piacendo quest'avventura. Ora sotto con il quarto libro. Stephen King è magnifico. I viaggiatori non sono quattro (più uno), ma cinque, perché mi sembra di essere in cammino insieme a loro.



Il mio voto: 7



Enrico

martedì 8 gennaio 2019

La HBO ha ordinato i primi episodi di THE OUTSIDER

Era giugno quando, in una calda giornata estiva, sbigottito, vi annunciavo come THE OUTSIDER, il thrillerone primaverile di Stephen King, sarebbe già stato adattato per il piccolo schermo.
Stupore e incredulità, le mie, dettate dal fatto che a pochissimi mesi dal lancio nelle librerie americane e inglesi, il libro fosse già stato scritturato per una serie TV. Implicito dunque il successo che da lì a poco sarebbe dilagato nel mondo.
Tutto questo poi accentuato dal fatto che nelle librerie italiane non si sarebbe visto per altri quattro mesi. C'era veramente il rischio di vedere un qualcosa ancor prima di poterlo leggere, da pazzi!

Poi, tutto è stato ammucchiato nel dimenticatoio, settimane senza notizie, indiscrezioni e annunci. Una situazione che mi spinto a pensare fosse tutto una grandissima fake news.
A smentirmi ecco arrivare l'annuncio della HBO che in questi giorni ha ordinato i primi episodi (dei dieci totali) del telefilm che andrà ad integrare il palinsesto.
Sarà scritta da Richard Price mentre l'attore australiano Ben Mendelsohn sarà protagonista e produttore. Collaboreranno poi il regista e produttore Jack Bender (Mr. Mercedes), la Aggregate Films di Jason Bateman (che ne dirigerà i primi due episodi e comparirà probabilmente come guest star) e la MRC.
Questa volta sembra tutto certo, presto vedremo Flint City in azione.





Enrico

giovedì 3 gennaio 2019

ELEVATION sarà pubblicato in Italia la prossima primavera

Sembra proprio che la Sperling & Kupfer abbia fatto un regalo, l'ennesimo, a tutti i Fedeli Lettori dello scrittore del Maine. Sui suoi profili social ha infatti annunciato come l'ultima fatica di Stephen King, il romanzo breve ELEVATION, arriverà sugli scaffali delle nostre librerie la prossima primavera.
La notizia ufficiale è arrivata con un tweet della casa editrice, entusiasta per il successo riscosso da The Outsider.


Scott Carey è alle prese con una malattia misteriosa che ha effetti bizzarri sul suo corpo. L'uomo perde peso senza che il suo aspetto fisico muti. Mentre cerca aiuto dal suo medico di fiducia Bob Ellis, Scott dovrà scontrarsi coi pregiudizi degli abitanti di Castle Rock sulle due vicine di casa lesbiche che vogliono aprire un ristorante in città.






Enrico

martedì 1 gennaio 2019

I primi rumors sul nuovo romanzo di Stephen King

Apro il 2019 con una notizia bomba e flash, cari lettori!
Sono recentemente usciti i libri The Outsider ed Elevation del nostro Stephen King ma i Fedeli Lettori sono sempre avidi di nuove storie e un moderatore della message board del sito ufficiale dello scrittore ha soddisfatto parzialmente la curiosità di un utente sul prossimo libro del RE, di cui non può svelare titolo e trama, ma che dovrebbe uscire nell'autunno del 2019.
Stando a quanto dice, la stesura è stata terminata e sarebbe in corso l'ultima revisione.
Quale altro miglior modo per iniziare l'anno?
Hype a mille. Attendiamo fiduciosi.





Enrico

sabato 29 dicembre 2018

RECENSIONE | LA CHIAMATA DEI TRE... altri mondi oltre a questo

La Chiamata dei Tre (The Dark Tower II: The Drawing of the Three) è il secondo libro della serie La Torre Nera scritto da Stephen King e pubblicato da Donald M. Grant nel 1987. La saga è ispirata al racconto Childe Roland alla torre nera giunse di Robert Browning.
Il romanzo riprende la narrazione delle gesta di Roland, l'eroe solitario deciso a raggiungere la misteriosa Torre. Nel loro ultimo confronto-scontro, l'uomo in nero aveva predetto la sorte a Roland con uno strano mazzo di tarocchi, estraendone tre carte: il 'Prigioniero', la 'Signora delle Ombre' e la 'Morte'. "Ma non per te", aveva aggiunto. Ora il pistolero si ritrova seduto su una spiaggia del Mare Occidentale, dopo un sonno che forse è durato anni. Sa che dovrà trovare le tre porte spazio-temporali per introdursi nel nostro mondo e raggiungere così i tre predestinati.

Se è vero che tutti i salmi finiscono in gloria, è anche vero che non tutti iniziano allo stesso modo e sembra saperlo anche Stephen King che al libro ha dato tutto un altro appiglio rispetto al precedente. Con La Chiamata dei Tre ha accumulato un credito pressoché infinito.
Un King veramente in gran spolvero, in questo libro. Un'inventiva tematica, linguista e di scrittura assolutamente strabiliante. I registri linguistici dei diversi personaggi, i leggeri scarti lessicali fra un mondo e l'altro, una delle migliori prolessi (o 'flashforward', l'espediente narrativo con cui si anticipa un fatto successivo rispetto alla narrazione) che abbia mai letto. Impossibile anche solo pensare di smettere di leggere e impossibile pensare di non cominciare immediatamente il libro successivo (Terre Desolate) anche per chi, come me, di solito preferisce centellinare le letture che ama per non farle terminare subito.
Con questo secondo episodio iniziamo ad entrare nel vivo della storia, le rivelazioni dell'uomo in nero prendono forma e facciamo finalmente la conoscenza dei misteriosi tre.
Il 'Prigioniero', la 'Signora delle Ombre' e la 'Morte'. Un eroinomane sull'orlo del baratro, una ricca afroamericana dalla doppia personalità ed un maniaco assassino.
Ma cosa lega queste persone così diverse tra loro al destino del cavaliere ed alla sua ricerca della Torre Nera?
La storia procede faticosamente, come faticoso è il cammino che Roland e i suoi nuovi compagni di viaggio devono percorrere. Assistiamo a febbrili deliri dovuti ad un'infezione, alla droga e alla pazzia; ad incontri con creature mostruose e pericolose, tanto nel Medio-Mondo del pistolero quanto nella realtà oltre le porte; a duelli all'ultimo sangue che se ne stanno in bilico tra l'epicità di un film di Sergio Leone ed una pellicola pulp di Tarantino.
La vena creativa di King sembra davvero inesauribile, e le sue capacità narrative danno vita ad un romanzo in continuo divenire, dove nulla è scontato, dove ogni più piccolo tassello della storia è parte fondamentale di un disegno immensamente più grande.

Alcuni autori inventano un personaggio seriale, che suscita simpatia ma diventa prevedibile e deve affrontare il problema dell'invecchiamento. Stephen King descrive invece protagonisti diversi e le sue storie ricalcano lo stesso schema: un gruppo di predestinati che perseguono la giustizia. Sono tutti in qualche modo emarginati, c'è l'uomo, suo malgrado, costretto all'azione, il ragazzino, simbolo innocente di un futuro migliore, il drogato o l'alcolizzato rifiutato dalla società, la donna maltrattata, il portatore di handicap saggio e salvifico. Tutti personaggi stereotipati.
Un romanzo altamente psicologico che esamina differenti personalità, il passato di ognuno dei personaggi è così differente da quello degli altri, la storia di ognuno è davvero personale e ovviamente anche i loro pensieri, il modo di reagire di fronte alle prove a cui sono sottoposti li rende così unici e anche così credibili proprio perché sono umani, reali, come possiamo esserlo tutti noi. Hanno le loro fobie, i loro problemi e tormenti. Ognuno di loro, comunque, non era propriamente felice prima di essere 'chiamato' a partecipare a questa avventura, un po' come se fossero predestinati per qualcosa di più grande, importante ed immenso. Nelle loro mani è posto il futuro di quel mondo, di tutti i mondi.

Si potrebbe supporre che Stephen King abbia deciso di indirizzare la narrazione e la storia nell'unica direzione possibile, in modo da riempire di originalità e interesse il prodotto da lui creato. Abbandonate le atmosfere western e le terre selvagge simili a quelle del tanto amato The Lord of the Rings, lo scrittore del Maine fonde il fantasy alla fantascienza, giocando su più livelli e universi. Così facendo non stona affatto l'entrata in scena di una nuova ambientazione quale può essere quella di una New York della seconda metà del 1900, ma proprio su questo King sottolinea e dimostra la sua bravura e riempie il racconto di momenti ricchi di azione conditi a volte da una buona dose di ironia. Alcune trovate potrebbero essere leggermente stucchevoli e artificiose ma nel complesso dialoghi e descrizioni funzionano molto bene e in più occasioni vi troverete ad abbozzare un sorriso grazie alle strampalate osservazioni di Roland sul nostro Mondo. Va detto che la cura e la profondità che l'autore mette nella prima parte del racconto non si trova nelle ultime pagine, che sembrano leggermente tirate, ma il passo in avanti rispetto al primo volume è tangibile e i difetti presenti nel volume non intaccano quasi minimamente la valutazione. Se non avete letto il primo libro della saga consiglio comunque di fare un piccolo sforzo visto il piatto appetitoso che King presenta per gli amanti del genere e dell'avventura con La Chiamata dei Tre. Mentre chi ci è già passato non può non essere d'accordo se scrivo che una volta finito il racconto la curiosità di scoprire cosa accadrà in seguito è presente nel cuore di ogni lettore.

Conscio di un primo volume non proprio all'altezza delle aspettative, ma non per questo di poco valore o lontano dalla prospettiva che ne caratterizza la produzione letteraria, il RE decide, con La Chiamata dei Tre, di mettere in scena una storia originale, divertente, ricca di pathos e momenti pieni di adrenalina ottimi per delle produzioni cinematografiche non vergognandosi assolutamente di mostrare qualche debolezza o pecca.
Un passo in avanti che riesce nel difficile compito di mettere in luce il potenziale della storia e raccontare a sua volta una parte di essa in modo soddisfacente e mai banale. Peccato per una certa superficialità nella parte finale con alcuni momenti un po' fini a se stessi ma che danno comunque respiro alle varie sequenze e descrizioni fatte sempre in modo soddisfacente e accurato da Stephen King. Consiglio dunque di leggere il racconto, di andare avanti con l'avventura e farsi rapire, proprio come Eddie Dean e Odetta, da Roland per entrare nella sua vita. Le premesse per una grande storia sono, in parte, state mantenute ed allo stesso tempo annunciate.



Il mio voto: 8



Enrico

giovedì 27 dicembre 2018

L'omaggio di ELEVATION a Richard Matheson

Cari amici lettori, il nuovo romanzo-racconto ELEVATION, negli States, è già disponibile da oltre un mese. Stephen King torna così nelle librerie con un nuovo libro la cui trama è nota e di cui ne ho parlato ampiamente negli scorsi post.
Quello che invece voglio portare alla vostra attenzione oggi è il chiaro omaggio che il RE fa ad uno dei suoi grandi maestri letterari: Richard Matheson.
Nonostante l'ambientazione sia quella della terribile cittadina di Castle Rock, la storia ha lineamenti molto più positivi di molte altre che si è soliti leggere.
Scott Carey non se la passa benissimo, a quarantadue anni si ritrova solo dopo il divorzio in una casa troppo grande e con problemi di vicinato. Unica compagnia, un gatto. Per di più gli accade una cosa strana, secondo la bilancia sta perdendo peso rapidamente, ma dal suo aspetto non si direbbe affatto.
Scott è l'omonimo del romanzo Tre millimetri al giorno di Richard Matheson (1956), in cui l'uomo si rimpiccioliva in maniera inspiegabile dopo essere stato esposto ad una nube tossica di dubbia natura.
La differenza dello Scott dei due scrittori sta dunque nel modo in cui ognuno reagisce ad un fatto inspiegabile accadutogli nella vita.

Tra i primi, ad aver letto il breve romanzo, c'è Bev Vincent che ne ha dato una recensione dettagliata sul sito della Cemetery Dance, nella rubrica News From The Dead Zone.
Ce ne parla come di un libro che affronta importanti temi politico-sociali, dove è chiaro da che parte stia King. Un libro sull'accettazione dell'inevitabile e lo sforzo di fare del bene, incoraggiando gli altri a fare altrettanto. Toccante, affascinante e malinconico. Vincent lo definisce "Il racconto più ottimista che King abbia scritto".
Una storia posteriore alle vicende narrate ne La scatola dei bottoni di Gwendy che, secondo Vincent, riporterà alla mente dei kinghiani L'occhio del male, in cui il protagonista subiva anche lui una perdita inarrestabile di peso, anche se con implicazioni diverse.

Da noi arriverà solo la prossima primavera ma nell'attesa, in questo Natale, abbiamo fortunatamente la possibilità di goderci The Outsider.





Enrico

martedì 25 dicembre 2018

JOYLAND di Stephen King sarà una serie TV

JOYLAND, romanzo scritto da Stephen King, diventerà una serie televisiva prodotta per Freeform.
Il progetto sarà sviluppato dagli sceneggiatori Chris Pena e Cyrus Nowraseth, in collaborazione con la Ostar Productions di Bill Haber.
Al centro della trama ci sarà Devlin, uno studente del college che accetta un lavoro estivo in un parco dei divertimenti in una città turistica del Nord Carolina, che si ritrova alle prese con le conseguenze di un terribile omicidio la cui vittima sembra appaia in versione fantasma in una delle attrazioni.

Karey Burke, vicepresidente della programmazione e dello sviluppo dei progetti, ha recentemente dichiarato: "Siamo onorati di lavorare con Stephen King, un maestro della narrazione che comprende l'importanza di storie culturalmente radicate che si rispecchino sugli spettatori a un livello profondamente personale. Non vediamo l'ora che Joyland diventi parte delle proposte di Freeform e tormenti i nostri spettatori nel modo unico in cui riesce a farlo Stephen".





Enrico

sabato 1 dicembre 2018

RECENSIONE | L'ULTIMO CAVALIERE... nascita e morte di un pistolero

L'ultimo cavaliere (The Dark Tower: The Gunslinger) è un romanzo western-fantasy scritto da Stephen King, primo volume della saga La Torre Nera (opus magnum di King) e ispirata dal poema Childe Roland alla Torre Nera giunse di Robert Browning.
Pubblicato originariamente in sei parti sulla rivista The Magazine of Fantasy and Science Fiction, dal 1978 al 1981, fu raccolto per la prima volta in volume unico nel 1982 in un'edizione limitata della piccola casa editrice Donald M. Grant Publisher di West Kingston, Rhode Island. Fu poi riedito per il grande pubblico nel 1988 da Plume.
L'ultimo cavaliere è composto da una serie di flashback che alternano la ricerca del pistolero con immagini della sua infanzia. Nonostante sia la più enigmatica tra le storie presentate da King, il libro è un'ottima introduzione al resto della serie, fatta di libri più concreti e lineari nella stesura.
Il mondo in cui è ambientato il romanzo è 'andato avanti' nel senso che c'è stata una catastrofe che l'ha sconvolto facendolo tornare ad una società simile al Far West del 1800, privo di tecnologia.
Il protagonista è Roland di Gilead, un pistolero che appartiene a un ordine cavalleresco di cui è l'ultimo membro. Infatti quando John Farson, detto ironicamente il Buono, invade la Baronia di Gilead, i pistoleri sono destinati al massacro. Solo Roland sopravvive, e con una missione: deve trovare la leggendaria torre, l'asse intorno al quale ruotano tutte le realtà e solo allora potrà annullare le azioni del Buono e restaurare il Medio-Mondo.
Gran parte del pianeta è un deserto in cui la popolazione vive nella zona più fertile e nessuno ha mai superato il deserto, popolato da mutanti e demoni. Roland sta inseguendo un misterioso e potente stregone, l'uomo in nero, e vuole raggiungerlo attraverso il deserto fino alla misteriosa Torre Nera.

Il romanzo è, per stessa ammissione di King, un libro scritto da un autore ancora alle prime armi, con tutti i difetti che questo comporta. Però già si intravede la genialità e la fantasia che hanno fatto del RE uno dei più grandi autori contemporanei. La storia qui raccontata è affascinante e suggestiva e nel suo primo capitolo non fa altro che introdurci in un mondo oscuro e tutto da scoprire.
L'ultimo cavaliere non è da 'mandibola spalancata', anzi, se non fosse per una seconda parte intrigante e un finale trascinante sarebbe risultato un po' piatto. A conti fatti però, ogni introduzione appare quasi sempre ambigua  agli occhi del lettore ma qui si rivela la premessa perfetta per una saga che si preannuncia epica.
Presenta uno degli incipit più famosi dell'intera opera kinghiana: "L'uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì". In fondo, le vicende raccontate nel libro non sono che questo: un lunghissimo inseguimento. Nel corso del suo pellegrinaggio, il pistolero intraprende un percorso che lo porterà a scoprire lati nascosti del suo animo e a riscoprire sentimenti seppelliti ormai da troppo tempo. In quel mondo desolato incontrerà una serie di personaggi che lo guideranno nel suo viaggio fisico e spirituale e che raggiungerà il suo snodo cruciale nell'incontro con Jake, un ragazzo proveniente dal nostro mondo, un mondo a Roland sconosciuto ma stranamente familiare.
Ci sono mostri mutanti, frutto di un'intuibile ma taciuta catastrofe nucleare, c'è una vecchia ferrovia per raggiungere il mare, c'è un caleidoscopio di episodi scollegati, il ricorso a flashback per descrivere lo sterminio di Tull, l'adolescenza di Roland con il maestro Cort e l'amico Cuthbert, per la storia di Jake, ma l'espediente genera lieve confusione.

Mi affascinano i misteri e i ritrovarmi proiettati in una dimensione apocalittica (in stile Ken - il guerriero, con cui il romanzo ha diverse affinità) ma non sono questi elementi ad avermi catturato. C'è stato un qualcosa, nello stile fluido di Stephen King, che ha saputo innescare quella scintilla che ha infiammato il mio interesse spingendomi a proseguire un capitolo dopo l'altro fino ad un finale tanto strano quanto pazzesco e turbinoso per le tematiche trascendenti esposte. Un confronto bizzarro tra i due acerrimi avversari.
Il protagonista richiama in maniera eloquente quella figura fredda, taciturna, imperscrutabile e dura che ricorda tanto Clint Eastwood: simbolo della trilogia famosissima del dollaro del mitico Sergio Leone. Ecco perchè in tantissimi sono rimasti delusi dal recente film tratto da quest'opera, Clint è la personificazione di Roland e non vederlo sul set è stato un colpo al cuore per moltissimi.
La storia è coinvolgente solo in alcuni momenti. Mi è capitato, alle volte, di perdere il senso della narrazione, smarrendomi nel deserto insieme al pistolero. Qualche colpo di scena in più non avrebbe sicuramente guastato e invece la storia scorre abbastanza piatta verso la ricerca dell'Uomo in nero, senza ben specificarne il fine.
Ho la prima edizione del romanzo e incuriosisce che King abbia deciso di modificarne alcuni passaggi nel 2003, per rendere la storia più coerente agli sviluppi successivi, perché mai aveva modificato i suoi testi. Qui anche il linguaggio è diverso, con espressioni auliche in seguito evitate. L'aspettativa per l'obbiettivo finale non è ben motivata ed è alimentata a tratti da una narrazione spenta e disordinata. Sono però convinto che nel prosieguo della saga questa caratteristica assumerà connotati sempre meno marcati, la mia fiducia in King è cieca.

L'ultimo Cavaliere mi è piaciuto a metà ma ho trovato gusto nel leggerlo restando affascinato dall'ultimo capitolo che ha saputo generare un vortice di pensieri oltre l'umana comprensione.
Un RE anomalo, assolutamente diverso da quello che si ha modo di conoscere leggendo altri suoi libri.
La difficoltà del recensire questo titolo consiste nel saper distinguere il suo valore come romanzo fine a se stesso, rispetto a quello come parte della saga. Si fa apprezzare per la sua ambientazione, per le sue atmosfere e per i suoi personaggi, mentre la trama è davvero povera.
Un discreto inizio per una serie che sembra essere una gran bella scoperta. Avendo sempre preferito, di Stephen King, quell'altro stile non avevo ancora osato lanciarmi nella sua opera western-fantasy ma dà di certo voglia di continuare.



Il mio voto: 6



Enrico

giovedì 22 novembre 2018

ELEVATION è il nuovo racconto di Stephen King

Già disponibile dallo scorso 30 ottobre in tutte le librerie anglosassoni, ELEVATION è il nuovo libro di Stephen King. Si tratta, in realtà, di un lungo racconto (poco meno di duecento pagine) ambientato a Castle Rock e con protagonista Scott Carey che, ritrovatosi solo dopo il divorzio, scopre di perdere peso in maniera incomprensibile senza che cambi nulla nel suo aspetto fisico.


Il libro è un chiaro omaggio ad una delle opere più iconiche dello scrittore Richard Matheson: Tre millimetri al giorno
L'edizione è anche accompagnata da illustrazioni di Mark Edward Geyer, artista che aveva già collaborato con King in occasione dell'uscita in volume unico del romanzo Il miglio verde nel 2009.
E' ancora presto per parlare di un'uscita italiana, soprattutto perchè è ancora freschissima quella di The Outsider, ma è molto probabile che lo vedremo sugli scaffali delle nostre librerie a partire da marzo del prossimo anno.
Nell'attesa, fantastichiamo sul book-trailer.

Elevation racconterà la storia di Scott Carey, un uomo alle prese con una malattia misteriosa che ha effetti bizzarri sul suo corpo. Sebbene nulla sembri cambiato nel suo aspetto fisico, Scott sta rapidamente perdendo peso. Non è, però, l'unica cosa strana: la bilancia registra sempre lo stesso peso, indipendentemente dal fatto che sia vestito o meno. Mentre lotta per comprendere questo strano fenomeno con l'aiuto del suo medico di fiducia, Bob Ellis, Scott sarà anche costretto ad affrontare le sue convinzioni sbagliate sulle sue vicine lesbiche che diventano vittime dei pregiudizi della loro piccola città nella quale le due vorrebbero aprire un ristorante.





Enrico

martedì 20 novembre 2018

Stephen King ospite del documentario HISTORY OF HORROR

La miniserie documentario dal titolo originale ELI ROTH'S HISTORY OF HORROR ha debuttato lo scorso 14 ottobre alle 00.00 sul canale AMC e ogni settimana, per 6 episodi, il regista Eli Roth, che ne è stato il presentatore, ha raccontato la storia del cinema dell'orrore. Ha esplorato i temi principali dell'horror, la nascita dei film più importanti per la storia del genere e le difficoltà di realizzazione.
Ad affiancarlo in questo avvincente viaggio, ogni volta, grandi voci e penne della cinematografia e letteratura mondiale. Da Quentin Tarantino a Jason Blum passando per Linda Blair, Robert Englund, Rob Zombie, Jack Blacks.

La puntata d'esordio era dedicata agli zombie che furono portati per la prima volta sul grande schermo, in maniera strepitosa, da George Romero nel 1968 e per l'occasione, uno degli ospiti era proprio il nostro Stephen King.
Nel corso della lunga chiacchierata si è parlato di La notte dei morti viventi, forse il miglior film mai realizzato sul tema, e il RE non si è di certo risparmiato commentando: "Non ci piace essere spaventati nella vita reale, ma guardando un film abbiamo la possibilità di provare terrore, quasi come se esternassimo le paure che abbiamo dentro".
Un breve estratto potete recuperarlo nel video che vi posto qui sotto.





Enrico