Uno dei miei compiti in quanto scrittore è quello di assalire le vostre emozioni e forse di aggredirvi e per far questo uso tutti gli strumenti disponibili. Forse sarà per spaventarvi a morte, ma potrebbe anche essere per prendervi in modo più subdolo, per farvi sentire tristi. Riuscire a farvi sentire tristi è positivo. Riuscire a farvi ridere è positivo. Farvi urlare, ridere, piangere, non mi importa, ma coinvolgervi, farvi fare qualcosa di più che mettere il libro nello scaffale dicendo: "Ne ho finito un altro", senza nessuna reazione. Questa è una cosa che odio. Voglio che sappiate che io c'ero
- Stephen King

sabato 1 dicembre 2018

RECENSIONE | L'ULTIMO CAVALIERE... nascita e morte di un pistolero

L'ultimo cavaliere (The Dark Tower: The Gunslinger) è un romanzo western-fantasy scritto da Stephen King, primo volume della saga La Torre Nera (opus magnum di King) e ispirata dal poema Childe Roland alla Torre Nera giunse di Robert Browning.
Pubblicato originariamente in sei parti sulla rivista The Magazine of Fantasy and Science Fiction, dal 1978 al 1981, fu raccolto per la prima volta in volume unico nel 1982 in un'edizione limitata della piccola casa editrice Donald M. Grant Publisher di West Kingston, Rhode Island. Fu poi riedito per il grande pubblico nel 1988 da Plume.
L'ultimo cavaliere è composto da una serie di flashback che alternano la ricerca del pistolero con immagini della sua infanzia. Nonostante sia la più enigmatica tra le storie presentate da King, il libro è un'ottima introduzione al resto della serie, fatta di libri più concreti e lineari nella stesura.
Il mondo in cui è ambientato il romanzo è 'andato avanti' nel senso che c'è stata una catastrofe che l'ha sconvolto facendolo tornare ad una società simile al Far West del 1800, privo di tecnologia.
Il protagonista è Roland di Gilead, un pistolero che appartiene a un ordine cavalleresco di cui è l'ultimo membro. Infatti quando John Farson, detto ironicamente il Buono, invade la Baronia di Gilead, i pistoleri sono destinati al massacro. Solo Roland sopravvive, e con una missione: deve trovare la leggendaria torre, l'asse intorno al quale ruotano tutte le realtà e solo allora potrà annullare le azioni del Buono e restaurare il Medio-Mondo.
Gran parte del pianeta è un deserto in cui la popolazione vive nella zona più fertile e nessuno ha mai superato il deserto, popolato da mutanti e demoni. Roland sta inseguendo un misterioso e potente stregone, l'uomo in nero, e vuole raggiungerlo attraverso il deserto fino alla misteriosa Torre Nera.

Il romanzo è, per stessa ammissione di King, un libro scritto da un autore ancora alle prime armi, con tutti i difetti che questo comporta. Però già si intravede la genialità e la fantasia che hanno fatto del RE uno dei più grandi autori contemporanei. La storia qui raccontata è affascinante e suggestiva e nel suo primo capitolo non fa altro che introdurci in un mondo oscuro e tutto da scoprire.
L'ultimo cavaliere non è da 'mandibola spalancata', anzi, se non fosse per una seconda parte intrigante e un finale trascinante sarebbe risultato un po' piatto. A conti fatti però, ogni introduzione appare quasi sempre ambigua  agli occhi del lettore ma qui si rivela la premessa perfetta per una saga che si preannuncia epica.
Presenta uno degli incipit più famosi dell'intera opera kinghiana: "L'uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì". In fondo, le vicende raccontate nel libro non sono che questo: un lunghissimo inseguimento. Nel corso del suo pellegrinaggio, il pistolero intraprende un percorso che lo porterà a scoprire lati nascosti del suo animo e a riscoprire sentimenti seppelliti ormai da troppo tempo. In quel mondo desolato incontrerà una serie di personaggi che lo guideranno nel suo viaggio fisico e spirituale e che raggiungerà il suo snodo cruciale nell'incontro con Jake, un ragazzo proveniente dal nostro mondo, un mondo a Roland sconosciuto ma stranamente familiare.
Ci sono mostri mutanti, frutto di un'intuibile ma taciuta catastrofe nucleare, c'è una vecchia ferrovia per raggiungere il mare, c'è un caleidoscopio di episodi scollegati, il ricorso a flashback per descrivere lo sterminio di Tull, l'adolescenza di Roland con il maestro Cort e l'amico Cuthbert, per la storia di Jake, ma l'espediente genera lieve confusione.

Mi affascinano i misteri e i ritrovarmi proiettati in una dimensione apocalittica (in stile Ken - il guerriero, con cui il romanzo ha diverse affinità) ma non sono questi elementi ad avermi catturato. C'è stato un qualcosa, nello stile fluido di Stephen King, che ha saputo innescare quella scintilla che ha infiammato il mio interesse spingendomi a proseguire un capitolo dopo l'altro fino ad un finale tanto strano quanto pazzesco e turbinoso per le tematiche trascendenti esposte. Un confronto bizzarro tra i due acerrimi avversari.
Il protagonista richiama in maniera eloquente quella figura fredda, taciturna, imperscrutabile e dura che ricorda tanto Clint Eastwood: simbolo della trilogia famosissima del dollaro del mitico Sergio Leone. Ecco perchè in tantissimi sono rimasti delusi dal recente film tratto da quest'opera, Clint è la personificazione di Roland e non vederlo sul set è stato un colpo al cuore per moltissimi.
La storia è coinvolgente solo in alcuni momenti. Mi è capitato, alle volte, di perdere il senso della narrazione, smarrendomi nel deserto insieme al pistolero. Qualche colpo di scena in più non avrebbe sicuramente guastato e invece la storia scorre abbastanza piatta verso la ricerca dell'Uomo in nero, senza ben specificarne il fine.
Ho la prima edizione del romanzo e incuriosisce che King abbia deciso di modificarne alcuni passaggi nel 2003, per rendere la storia più coerente agli sviluppi successivi, perché mai aveva modificato i suoi testi. Qui anche il linguaggio è diverso, con espressioni auliche in seguito evitate. L'aspettativa per l'obbiettivo finale non è ben motivata ed è alimentata a tratti da una narrazione spenta e disordinata. Sono però convinto che nel prosieguo della saga questa caratteristica assumerà connotati sempre meno marcati, la mia fiducia in King è cieca.

L'ultimo Cavaliere mi è piaciuto a metà ma ho trovato gusto nel leggerlo restando affascinato dall'ultimo capitolo che ha saputo generare un vortice di pensieri oltre l'umana comprensione.
Un RE anomalo, assolutamente diverso da quello che si ha modo di conoscere leggendo altri suoi libri.
La difficoltà del recensire questo titolo consiste nel saper distinguere il suo valore come romanzo fine a se stesso, rispetto a quello come parte della saga. Si fa apprezzare per la sua ambientazione, per le sue atmosfere e per i suoi personaggi, mentre la trama è davvero povera.
Un discreto inizio per una serie che sembra essere una gran bella scoperta. Avendo sempre preferito, di Stephen King, quell'altro stile non avevo ancora osato lanciarmi nella sua opera western-fantasy ma dà di certo voglia di continuare.



Il mio voto: 6



Enrico

giovedì 22 novembre 2018

ELEVATION è il nuovo racconto di Stephen King

Già disponibile dallo scorso 30 ottobre in tutte le librerie anglosassoni, ELEVATION è il nuovo libro di Stephen King. Si tratta, in realtà, di un lungo racconto (poco meno di duecento pagine) ambientato a Castle Rock e con protagonista Scott Carey che, ritrovatosi solo dopo il divorzio, scopre di perdere peso in maniera incomprensibile senza che cambi nulla nel suo aspetto fisico.


Il libro è un chiaro omaggio ad una delle opere più iconiche dello scrittore Richard Matheson: Tre millimetri al giorno
L'edizione è anche accompagnata da illustrazioni di Mark Edward Geyer, artista che aveva già collaborato con King in occasione dell'uscita in volume unico del romanzo Il miglio verde nel 2009.
E' ancora presto per parlare di un'uscita italiana, soprattutto perchè è ancora freschissima quella di The Outsider, ma è molto probabile che lo vedremo sugli scaffali delle nostre librerie a partire da marzo del prossimo anno.
Nell'attesa, fantastichiamo sul book-trailer.

Elevation racconterà la storia di Scott Carey, un uomo alle prese con una malattia misteriosa che ha effetti bizzarri sul suo corpo. Sebbene nulla sembri cambiato nel suo aspetto fisico, Scott sta rapidamente perdendo peso. Non è, però, l'unica cosa strana: la bilancia registra sempre lo stesso peso, indipendentemente dal fatto che sia vestito o meno. Mentre lotta per comprendere questo strano fenomeno con l'aiuto del suo medico di fiducia, Bob Ellis, Scott sarà anche costretto ad affrontare le sue convinzioni sbagliate sulle sue vicine lesbiche che diventano vittime dei pregiudizi della loro piccola città nella quale le due vorrebbero aprire un ristorante.





Enrico

martedì 20 novembre 2018

Stephen King ospite del documentario HISTORY OF HORROR

La miniserie documentario dal titolo originale ELI ROTH'S HISTORY OF HORROR ha debuttato lo scorso 14 ottobre alle 00.00 sul canale AMC e ogni settimana, per 6 episodi, il regista Eli Roth, che ne è stato il presentatore, ha raccontato la storia del cinema dell'orrore. Ha esplorato i temi principali dell'horror, la nascita dei film più importanti per la storia del genere e le difficoltà di realizzazione.
Ad affiancarlo in questo avvincente viaggio, ogni volta, grandi voci e penne della cinematografia e letteratura mondiale. Da Quentin Tarantino a Jason Blum passando per Linda Blair, Robert Englund, Rob Zombie, Jack Blacks.

La puntata d'esordio era dedicata agli zombie che furono portati per la prima volta sul grande schermo, in maniera strepitosa, da George Romero nel 1968 e per l'occasione, uno degli ospiti era proprio il nostro Stephen King.
Nel corso della lunga chiacchierata si è parlato di La notte dei morti viventi, forse il miglior film mai realizzato sul tema, e il RE non si è di certo risparmiato commentando: "Non ci piace essere spaventati nella vita reale, ma guardando un film abbiamo la possibilità di provare terrore, quasi come se esternassimo le paure che abbiamo dentro".
Un breve estratto potete recuperarlo nel video che vi posto qui sotto.





Enrico

sabato 17 novembre 2018

RECENSIONE | IL QUINTO TESTIMONE... Haller e la falsa difesa

Il quinto testimone (The Fifth Witness) è il quarto romanzo di Michael Connelly con protagonista l'avvocato difensore Mickey Haller, edito nel 2011 e facente parte di una serie di opere a lui dedicate che hanno scalato le classifiche internazionali, proprio come la serie ben più conosciuta incentrata sul detective Bosch.

Il protagonista è Mickey Haller e della sua infanzia si conosce ben poco, figlio di un famoso avvocato di Los Angeles e di una messicana, il padre è morto quando aveva solo cinque anni lasciandogli in eredità la sua pistola. Ha intrapreso la stessa carriera del padre, diventando avvocato della difesa, ed è riuscito a conoscere meglio l'illustre genitore attraverso i casi di cui si è occupato e le testimonianze di chi ci ha lavorato insieme. Solamente da adulto conoscerà Harry Bosch, il fratellastro poliziotto che ha avuto una giovinezza decisamente più difficile della sua. Mickey si è sposato due volte e altrettante ha divorziato. La prima moglie è stata Maggie McPherson, pubblico ministero soprannominata McFierce (La Feroce, tradotto in alcuni libri e film con La Spietata), dalla quale ha avuto una figlia, Hayley. I due non si sono mai affrontati in tribunale e l'aver seguito due carriere opposte li ha portati alla separazione. La seconda moglie è invece stata la sua segretaria Lorna Taylor, la quale dopo il divorzio ha iniziato una relazione con l'investigatore privato Dennis "Cisco" Wojciechowski.

Ne Il quinto testimone Mickey Haller ha deciso di passare al diritto civile per occuparsi dei pignoramenti di immobili, un settore che la crisi economica ha certamente reso florido perché molte persone non riescono più a pagare le rate dei mutui, mentre le banche e i proprietari di casa rivendicano i loro diritti sugli immobili. Haller aiuta i suoi clienti ad allungare i tempi che precedono la perdita della casa, pur sapendo di non poter far nulla per evitare che la notifica di sfratto diventi effettiva. Come al solito lavora a bordo della sua Lincoln, il cui nuovo autista è l'ispanico Rojas, mentre in studio ha assunto Jennifer Aronson (soprannominata Bullocks), una giovane associata neolaureata in legge nella quale ha visto un talento cristallino. Oltre a Bullocks, Haller può contare anche sulla sua segretaria Lorna Taylor e sull'investigatore privato Cisco.
Tutto cambia quando Haller viene a sapere che Lisa Trammel, la sua prima cliente da quando ha avviato la nuova attività, è stata arrestata con l'accusa di omicidio. Lei è una madre single di 35 anni che, disperata per la sua condizione, ha dato vita a una vera e propria organizzazione che ha manifestato più volte contro i pignoramenti delle case. L'uomo che Lisa avrebbe ucciso è Mitchell Bondurant, capo dell'ufficio ipoteche della banca WestLand, colui con il quale era in lotta per il possesso della casa. Tutti gli indizi sembrano puntare contro la donna, ma Haller resta perplesso dalla frettolosità con cui è stata arrestata e accetta di tornare a fare il penalista per difenderla in quello che si preannuncia essere un processo molto difficile.

Lo stile di scrittura di Connelly è sublime, tanto da rendere pagine e pagine di dibattimento per nulla noiose o ripetitive. Ci si ritrova seduti in aula percependo la tensione tra Haller e l'avvocato dell'accusa, il 'braccio di ferro' tra i due in cui nessuno vuole darsi per vinto e si percepisce l'attenzione della giuria nelle fasi salienti degli interrogatori. L'immaginazione corre veloce qui, i fotogrammi si susseguono a ritmo serrato, si entra nella testa di Haller e si seguono i suoi ragionamenti, si pensa come lui, si ragiona come lui.
Ruolo fondamentale e tutt'altro che secondario lo ricopre il procuratore Andrea Freeman, donna ambiziosa, sicura di avere in mano tutte le carte che la porteranno alla vittoria, d'altronde contro di lei il nostro avvocato non hai mai vinto. Haller, dal canto suo, non si lascia certo intimorire, e spinto dalla sua cliente a non accettare nessun patteggiamento grida a gran voce la propria innocenza e si getta a capofitto nella mischia.
L'intero legal thriller è poi inframmezzato da scorci di vita privata di Haller che non ha mai smesso di amare la sua ex moglie e tenta in tutti i modi di riconquistarla.

Con riferimento alla storia, essa è atipica rispetto ad altre di 'conellyana penna'. Per quasi tutto il libro seguiamo le indagini in una determinata direzione fino a convincerci che debba andare per forza in un certo modo se non fosse che proprio nelle ultimissime pagine c'è un totale capovolgimento di fronte e tutto quello che sino a quel momento sembrava così chiaro, ora, non vale niente. Connelly riesce a sorprendere alla grande.
Note negative non riesco a trovarne, l'unica pecca riguarda il sottoscritto che, non avendo grandi conoscenze del sistema giudiziario statunitense, alle volte ha fatto fatica a comprendere le varie strategie che Haller ha applicato in tribunale per raggiungere il suo obiettivo.
Un libro consigliatissimo agli appassionati del caro, vecchio Michael Connelly e di legal thriller in generale, ma anche, e più semplicemente, a lettori che desiderano un testo che appassioni e convinca.



Il mio voto: 8



Enrico

giovedì 15 novembre 2018

Stephen King e Joe R. Lansdale coinvolti nella serie TV CREEPSHOW

Greg Nicotero, già regista e produttore esecutivo in The Walking Dead, ha riunito le forze con AMC per portare in TV CREEPSHOW, remake dell'omonimo film a episodi del 1982 scritto da Stephen King e diretto da George A. Romero.
La serie TV sarà molto fedele a quello che era lo slogan del film: "La cosa più divertente di cui abbiate mai avuto paura". Ciascun episodio racconterà quindi una storia diversa che sarà originale e divertente ma allo stesso tempo spaventosa, ogni volta con un nome diverso alla regia.
Nicotero, insieme al suo team, curerà anche un altro aspetto, per il quale ha vinto ben quattro Emmy, quello del trucco e degli effetti speciali.

E' notizia recente che saranno coinvolti in prima persona lo stesso Stephen King, insieme al figlio Joe Hill, e un altro grande autore di fama internazionale quale Joe R. Lansdale.
Non ci è dato sapere se li vedremo fisicamente sul set e/o in alcune scene dei sei episodi ma quello che è certo è che saranno dietro la macchina da presa a vegliare sul lavoro degli 'addetti al mestiere'.
Qui sotto potete già vedere la locandina della serie TV.





Enrico

sabato 10 novembre 2018

Il trailer ufficiale di PET SEMATARY

A distanza di quasi trent'anni dal primo adattamento, il remake di PET SEMATARY si prepara ad invadere i cinema di tutto il mondo a partire dal 5 aprile 2019 negli Stati Uniti.
I ruoli di alcuni dei protagonisti principali della pellicola sono stati affidati a Jason Clarke (Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie) e Amy Seimetz (You're Next), che interpreteranno Louis e Rachel Creed, mentre John Lithgow (The Crown) sarà Jud Crandall. 
Jeté Laurence, di 10 anni, sarà Ellie, mentre i due gemellini Hugo Lavoie e Lucas Lavoie vestiranno i panni del suo fratellino Gage.
A dirigere l'adattamento sono Dennis Widmyer e Kevin Kolsch, noti per essere i registi del film horror Starry Eyes del 2014.

Basato sul romanzo dell'orrore di Stephen King, Pet Sematary segue il Dr. Louis Creed che, dopo essersi trasferito con la moglie Rachel e i loro due bambini da Boston nel Maine, scopre un misterioso cimitero nascosto nel profondo dei boschi vicino alla nuova casa della sua famiglia. Dopo il verificarsi di una tragedia, Louis si rivolgerà al suo strano vicino di casa, Jud Crandall, scatenando una pericolosa reazione a catena che innesterà un male inarrestabile con terribili conseguenze.

Il trailer ufficiale è già disponibile on-line e potete gustarvelo qui sotto.
Buona visione.





Enrico

sabato 6 ottobre 2018

RECENSIONE | L'ANIMALE MORENTE... Eros e Thanatos

L'animale morente (The Dying Animal) è un romanzo dello scrittore statunitense Philip Roth, pubblicato nel 2001. È il terzo libro con il personaggio di David Kepesh, già apparso ne Il seno e ne Il professore di desiderio.
Kepesh è affascinato dalla giovane e bella Consuela Castillo, studentessa in uno dei suoi corsi. Nasce una relazione erotica tra i due. Kepesh si innamora in modo ossessivo dei seni della sua amante, un feticcio già esplorato nei romanzi precedenti. Nonostante la fervente devozione per Consuela, il professore, sessualmente promiscuo, mantiene una seconda relazione con una vecchia amante, ora divorziata. E' anche riluttante ad esporsi allo scrutinio o al ridicolo che potrebbe derivare dalla sua presentazione alla famiglia di Consuela. E' implicito il suo timore che un tale incontro possa esporre l'implausibile differenza d'età nella loro relazione. In definitiva, Kepesh preferisce confinare il loro rapporto al piano fisico invece di imbarcarsi in un impegno più serio.

Senza dubbio mi colpiscono sempre le persone complicate, realiste, disilluse, che non temono di parlare delle loro paure e angosce, dei loro sentimenti, ma anche, e soprattutto, di sesso e di morte. In questo breve romanzo c'è tutto questo: un uomo a metà, ateo ma influenzato dalla religione dei suoi padri, segnato dalla morte precoce della madre, che nessuna donna della sua vita, evidentemente, ha mai potuto eguagliare. Un uomo dei suoi tempi, che vive la rivoluzione sessuale degli anni 60 e anela alla libertà: la propria e quella altrui. Ha avuto il coraggio di non restare sposato e di non fare figli, in modo che non limitassero la sua libertà. Scelta opinabile, per alcuni egoistica ma molto coraggiosa perché qualsiasi decisione noi possiamo prendere per la nostra vita, se è quello che vogliamo veramente e di cui noi abbiamo bisogno, è la decisione più giusta. Ho camminato al fianco di questo professore che non vuole invecchiare, che ricerca la giovinezza nei corpi delle sue studentesse per nutrirsi di gioventù e non farsi divorare dalla senilità. Un uomo che fugge ai sentimenti ma che adora i corpi, soprattutto quello di Consuela, che con i suoi fianchi rotondi, i suoi seni pieni e morbidi e i suoi modi garbati e di classe, lo manda in estasi. Donna che lo cattura nella sua rete e lo segna fino alla fine dei suoi giorni.
Troviamo in questo romanzo la contrapposizione tra Eros e Tanathos: l'essenza della vita. Alla fine la vecchiaia di Kepesh vince sulla gioventù della studentessa, consumata dalla malattia, che la porta più vicina alla fine di quanto lui non sia mai stato.

Un romanzo triste ed angosciante, fortemente maturo e vissuto, ragione per cui non ha raccolto il mio pieno consenso trovandomi impreparato su ciò che l'anzianità e l'amore possono produrre quando vengono ad incontrarsi. Una scrittura schietta e diretta che è sintesi di ammirazione intrigante e sensuale, quella che Kepesch (Roth) ha del corpo della donna.
L'animale morente è un libro che parla di desiderio, di libertà e rivoluzione sessuale, di vecchiaia, di figli arrabbiati, di malattia ma soprattutto racconta di un'ossessione. Ossessione per qualcosa che si ha e che già sai di dover perdere.
Sesso e desiderio sono usati come veicolo per sfuggire all'età che avanza e all'inevitabile morte che, come spesso avviene, penetra attraverso altre porte.
Dal solito linguaggio spudorato e diretto di chi sa il fatto suo, Roth riesce a dividere. Infatti il suo stile può provocare fastidio ai più sensibili a questo tema oppure può catturare l'attenzione e far vivere sensazioni multisensoriali rendendo l'esperienza della lettura diversa dal solito.
Philip Roth scruta nella vita della gente e ne racconta gli aspetti che più lo colpiscono, spesso i più bizzarri, a volte i più tristi, tuttavia li rende sempre esattamente come sono: vivi e vitali. Palpitanti come il sesso tra un uomo che lotta contro la vecchiaia e una ragazza giovane e bella che lotta contro la morte.

Il racconto e le descrizioni rendono perfettamente l'idea di come il professore rifugga il contatto umano e di come il rapporto sia rigorosamente basato sul sano appetito animale. Ogni altro elemento umanizzante è rigorosamente vietato. A tale scopo, ci sono dei ricordi di passate relazioni, tutte improntate a un salutare ed essenziale egoismo. Il tutto è descritto in modo brillante, preciso, forse irritante (volutamente). Il finale fa nascere nel professore la tentazione di andare oltre il corpo e di guardare all'essere umano che abita l'animale. Ma al suo fianco c'è sempre la voce del suo angelo custode che lo consiglia saggiamente e che non lo lascia mai: "scappa finchè sei in tempo, o per te sarà la fine". E' strano come David Kepesch, un uomo tanto amante della letteratura e della poesia, tenti di vivere in modo così totalmente alieno da ogni sentimento e da ogni relazione che non sia con il suo appetito.



Il mio voto: 4



Enrico

giovedì 4 ottobre 2018

CASTLE ROCK rinnovata per una seconda stagione

Decadente e cupa, la Castle Rock che vediamo nella serie targata Hulu, prodotta da J.J. Abrams e Stephen King dai cui romanzi e racconti prende ispirazione, è il tipo di posto che attraverseresti di corsa se ti capitasse di passarci, per cui non è nemmeno immaginabile che qualcuno voglia viverci. Tutti però vogliono vederla e scoprirla. Lo confermano i dati molto elevati sugli ascolti che la prima stagione sta facendo registrare negli Stati Uniti.

Ancora senza collocazione in Italia, la prima stagione sta raccontando la storia dell'avvocato Henry Deaver (interpretato da André Holland), che torna in città quando un misterioso giovane detenuto (Bill Skarsgård) di Shawshank chiede espressamente di lui. Henry non sa chi sia e la situazione si complica quando eventi raccapriccianti cominciano ad accadere.
La serie è stata definita dallo stesso Abrams come antologica ma con legami tra una stagione e l'altra, come potrebbe accadere con il personaggio di Jane Levy il cui nome non casualmente è Jackie Torrance (come il Jack Torrance di Shining), che si autodefinisce storica della città e che ha una passione malata per le storie di follia che la costellano.

È confermato, in un punto indefinito del 2019, che si tornerà a scoprire i misteri sepolti sotto la decadente cittadina. CASTLE ROCK è stata ufficialmente rinnovata per una seconda stagione.





Enrico

martedì 2 ottobre 2018

IL BURATTINAIO di Nicola Rocca

Cari amici e lettori, oggi voglio darvi un consiglio letterario davvero succoso che mi ha permesso di conoscere un autore italiano di cui ignoravo l'esistenza e del quale mi sono innamorato (metaforicamente parlando).
Si intitola IL BURATTINAIO ed è uno degli ultimi romanzi di Nicola Rocca.
Uscito lo scorso anno per la EnneErre edizioni, è disponibile in formato cartaceo e digitale sui maggiori store on-line.

Spiazzante è stato il primo aggettivo che ho dato alla storia non appena ho girato l'ultima pagina, e credetemi se dico che ci sono voluti parecchi minuti per realizzare ciò che avevo appena vissuto, letteralmente.
Uno stato quasi catatonico mi ha assalito dopo l'epilogo. Insomma, era chiaro che le vicende sarebbero convogliate proprio lì; il tuo subconscio lo sa, ma è come se non volesse accettarlo, e ti ritrovi con la testa piena di domande a cui forse non riesci a dare una risposta.

Una ragazza assassinata. Una stanza a soqquadro. Un cadavere che deve sparire. La vicenda di Carlo Noccia inizia così. Carlo vuole aiutare l'amico Silvio, autore dell'omicidio, ma si rende conto che non sarà semplice uscire indenni da quella sanguinosa vicenda. Da soli non possono nascondere il cadavere: il rischio di essere visti è troppo grosso. Così Carlo si rivolge a tutte le persone che potrebbero dar loro una mano, mentre il tempo trascorre inesorabile. Mille paure lo attanagliano. Una su tutte: se qualcuno lo tradisse? Se a incastrarlo fosse proprio Silvio? Sospetti, angosce, smarrimenti, tutto si accumula nella mente di Carlo. Poi, Silvio ha un’idea che potrebbe salvarli. Sembra fatta, ma succede qualcosa di inaspettato. Come una lama nella schiena, un vortice di vento fa cadere la maschera della menzogna, presentando a Carlo il conto salato della verità. Perché, a volte, nella vita, nulla è come appare. E ciò che guardiamo non è ciò che stiamo vedendo. E tu? Cosa faresti se al tuo risveglio trovassi un cadavere sul pavimento? Saresti disposto a rischiare tutto ciò che hai per salvare il tuo migliore amico?

Nicola è uno scrittore nato a Bergamo il 23 settembre 1982. Nel dicembre del 2013 esordisce nel mondo della narrativa con Frammenti di follia (Editrice GDS), un'antologia di racconti thriller/noir (finalista al Premio Giuseppe Matarazzo 2013). L'anno dopo pubblica Chi era mio padre? (Silele Edizioni), il suo primo romanzo thriller, che nel gennaio del 2015 scala le classifiche di Amazon, rimanendo in vetta per più di tre settimane. A quel punto decide di provare la strada del self-publishing pubblicando alcuni brevi racconti esclusivamente in formato digitale (Cold Case, L'unica soluzione possibile, Un ragazzo sveglio, Un impellente bisogno). Soddisfatto, sceglie di continuare sulla strada del self anche per La morte ha l'oro in bocca, il suo secondo romanzo. Due gocce d'acqua è il suo terzo romanzo.





Enrico

sabato 29 settembre 2018

RECENSIONE | EVERYMAN... disincanto sulla vita e sulla morte

Everyman (Everyman) è un romanzo dello scrittore statunitense Philip Roth, pubblicato nel 2006. Il titolo è tratto da un anonimo morality play quattrocentesco, cioè un classico della prima drammaturgia inglese, che ha per tema la chiamata di tutti i viventi alla morte.
Il romanzo si apre con il funerale del protagonista (di cui non si conosce il nome) e con parenti e amici che ne ricordano la vita secondo il tradizionale rito ebraico.

Il narratore ci porta a ripercorrere la storia del protagonista e di tutti i suoi incontri avuti con la morte: quando da bambino fu operato per un'ernia, quando col fratello ritrovarono il corpo di un soldato tedesco. Il romanzo racconta l'incontro di un uomo con la propria mortalità, la vita del protagonista ci è raccontata sia tramite i suoi avvenimenti più importanti e fasi cruciali dell'esistenza (la giovinezza, i matrimoni, il tradimento) sia tramite la morte di personaggi e diverse esperienze ospedaliere del protagonista.

Che cos'è la morte? Dal momento che è l'argomento su cui verte Everyman (come al solito sempre allegrissimo Philip Roth!) e dal momento che bene o male è lui stesso durante la narrazione a porsi e a porci la domanda, mi sembra lecito che venga ripetuta e mi sembra anche lecito che ci si ragioni su.
Qualcuno potrebbe definirla come il contrario della vita, tutto ciò che non è vita. Vero, forse però sarebbe un po’ troppo semplice, qualcuno allora potrebbe interpretarla come la cessazione di tutto, quell'evento , quel 'fastidioso imprevisto', che una volta verificatosi tutto smette di esistere: il signor Pincopallo è morto dunque ha smesso di esistere, le sue funzioni vitali sono cessate e dunque non è più vivo. Vero anche questo, forse però ancora una volta troppo limitato, già poiché se è vero che una cosa finché non la si sperimenta non la si conosce fino in fondo, è altrettanto vero che la natura burlona nel nostro caso non ci accorda la possibilità di tornare a riferire cosa si prova e in cosa consista una volta sperimentata. Di fatto dunque le nostre sono solo illazioni, ipotesi, nient'altro che immaginazione, e allora perché non dare peso anche all'interpretazione del credente, del religioso, di colui che affida a un ordine superiore delle cose la sua stessa vita? Perché non credere che ci sia dell'altro oltre la morte? Perfino l'ateo, l'agnostico, almeno per onestà intellettuale non dovrebbero escludere ogni eventualità a priori, no? Dunque che cos'è la morte per il credente? Per i cristiani è il passaggio che permette all'uomo di ricongiungersi con Dio, e simile deve essere anche per coloro che osservano le altre religioni, qui ammetto la mia ignoranza, tuttavia di per certo so che alcuni credono addirittura che non esista una sola morte, ma tante, tante quante le vite in cui ogni volta ci si reincarna. E dunque perché considerare la morte esclusivamente come la totale cessazione del singolo essere e non come una delle centinaia di cessazioni delle centinaia di possibili esseri?
Altre ancora sono le ipotesi e illazioni che rischiano di far impelagare il discorso tra gli intricati istmi della teologia e della filosofia ma meglio mantenersi sul semplice del nostro caso, noi non siamo dei Philip Roth, tuttavia ci sono altre due interpretazioni che mi par doveroso aggiungere poiché fondamentalmente legate al messaggio del romanzo; la prima è quella dell'ottimista o del giovane ragazzo: la morte è qualcosa che accadrà in futuro ma che grazie a Dio è ancora lontana e dunque appunto è inutile pensarci; la seconda è quella del pessimista o dell'anziano: la morte è quell'estrema inevitabilità a cui si incomincia a correre incontro non appena nasciamo.

Domande banali, verrebbe da pensare, eppure fondamentali nel corso di un'esistenza, nel corso della propria esistenza, poiché sono quelle che definiscono una vita, che esemplificano la coscienza individuale e, sottraendo linfa alle reminiscenze di una vita, si elevano a simboli del vivere stesso, al vivere di ogni uomo, appunto di Everyman.
E' innegabile che lo stile con cui è scritto Everyman in diversi punti potrebbe essere chiamato in causa come prova dell'evidente ed eccessivo coinvolgimento dell'autore stesso nel suo romanzo: se il suo obiettivo era quello di dipingere un quadro realistico della vita di un uomo, piuttosto che rappresentarne l'evoluzione della coscienza lungo il corso degli anni, sarebbe stato auspicabile un tono più distaccato, che conferisse identico peso e valore sia agli anni della giovinezza del protagonista, che a quelli della maturità, che a quelli della senilità e dunque che non fosse nettamente sbilanciato verso quest'ultima, ricca di nostalgici e deprimenti considerazioni. Sarebbe stato auspicabile all'inizio uno stile che, traendo dalla istintiva vitalità della gioventù e dalla adulta consapevolezza della maturità, riuscisse a descrivere un'esistenza in maniera più equilibrata.

Un Roth sempre pungente e riflessivo, con tematiche ondeggianti tra il filosofico e l'antropologico, a scrutare la vulnerabilità dell'animo umano e l'insondabilità della vita. Una scrittura che scandaglia la profondità delle parole, usandole e dosandole in una struttura armonica e centellinata con maggiore intimità, fermo restando la crudezza nella narrazione.
Questo libro mi costringe a richiudere tutte le porte che non dovevano ancora essere aperte. Soprattutto quelle che spaventano maggiormente, quelle che racchiudono all'interno giorni da vivere nel ricordo e nella nostalgia di ciò che si è avuto e non si potrà più avere.
Un romanzo convenzionale eppure, nel suo singolarissimo modo, particolare, che racconta di una storia comune e la racconta con uno stile sbilanciato e tetro, lucido e vitale.
E una volta letto, tutti a fare scongiuri.



Il mio voto: 4



Enrico

giovedì 27 settembre 2018

La copertina italiana di THE OUTSIDER

Fedeli lettori, è con grande gioia che posso finalmente mostrarvi anche io quella che sarà la copertina italiana che la Sperling & Kupfer ha scelto per la pubblicazione di THE OUTSIDER, il nuovo libro di Stephen King che arriverà il prossimo 23 ottobre.
Come immaginavo e speravo le mie aspettative sono state confermate e il desiderio di avere la stessa versione di quella originale, della Scribner, è stato esaudito. L'impatto a prima vista è davvero potente, speriamo che anche la storia sia all'altezza della copertina.

La sera del 10 luglio, davanti al poliziotto che lo interroga, il signor Ritz è visibilmente scosso. Poche ore prima, nel piccolo parco della sua città, Flint City, mentre portava a spasso il cane, si è imbattuto nel cadavere martoriato di un bambino.

Un bambino di undici anni. A Flint City ci si conosce tutti e certe cose sono semplicemente impensabili. Così la testimonianza del signor Ritz è solo la prima di molte, che la polizia raccoglie in pochissimo tempo, perché non si può lasciare libero il mostro che ha commesso un delitto tanto orribile. E le indagini scivolano rapidamente verso un uomo e uno solo: Terry Maitland. Testimoni oculari, impronte digitali, gruppo sanguigno, persino il DNA puntano su Terry, il più insospettabile dei cittadini, il gentile professore di inglese, allenatore di baseball dei pulcini, marito e padre esemplare. Ma proprio per questo il detective Ralph Anderson decide di sottoporlo alla gogna pubblica. Il suo arresto spettacolare, allo stadio durante la partita e davanti a tutti, fa notizia e il caso sembra risolto. Solo che Terry Maitland, il 10 luglio, non era in città. E il suo alibi è inoppugnabile. Testimoni oculari, impronte, tutto dimostra che il brav'uomo non può essere l'assassino.





Enrico

martedì 25 settembre 2018

IT - chapter 2 | Il possibile cameo di Stephen King

Nelle vicinanze di Port Hope, in Canada, è stato avvistato negli scorsi giorni Stephen King e fin qui nulla di speciale direte voi, una normale gita fuori porta per lo scrittore.
Sarei d'accordo con voi se solo quella location non fosse il set delle ultime riprese di IT - chapter 2.
Lo Zio aveva poi postato un tweet in cui accennava del suo viaggio e sembra che il motivo della trasferta fosse la necessità della sua presenza come attore per girare una scena.

Il web è così impazzito e hanno cominciato a circolare voci sul possibile cameo interpretato da King. Nulla è ancora confermato nè smentito. Si vive una situazione sospesa tra fake news e notizie ufficiali.
Gli indizi ci sono e sembrano promettere bene, vedremo quindi il RE come interprete in una delle sue opere migliori? Sarebbe un bel regalo per noi appassionati.





Enrico

sabato 22 settembre 2018

RECENSIONE | L'ISOLA DEL TESORO... quindici uomini sulla cassa del morto

L'isola del tesoro (Treasure Island), di Robert Louis Stevenson, è uno dei più celebri romanzi per ragazzi di tutti i tempi. Pubblicato per la prima volta a puntate nella rivista per ragazzi Young Folks alla fine del 1800 con il titolo di Sea Cook, or Treasure Island (Il cuoco di bordo ovvero l'isola del tesoro), racconta una storia di pirati e tesori e ha contribuito in modo significativo all'immaginario popolare su questi argomenti. Viene generalmente considerato come un romanzo di formazione ma contiene elementi inusuali. Per esempio, il personaggio di Long John Silver viene utilizzato dall'autore per descrivere la potenziale ambiguità della morale, non completamente buono ma neanche completamente cattivo.
Il libro è un perfetto modello del racconto d'avventura, è un'avvincente storia di lupi di mare, capitani di lungo corso, pirati e ammutinamenti. Una caccia al tesoro in mari lontani scatenata dal ritrovamento tra le carte di un vecchio marinaio della mappa di una misteriosa isola dove una banda di filibustieri ha sepolto un favoloso bottino. Per il ritmo incalzante con cui si susseguono i colpi di scena e per i suoi indimenticabili personaggi, dal giovane Jim Hawkins, che da semplice mozzo diventa l'intrepido protagonista della spedizione, al feroce e leggendario pirata Long John Silver, entrato di diritto nell'immaginario romanzesco tanto da essere ancora dopo secoli oggetto di colte e appassionate rivisitazioni.

Al giorno d'oggi le famiglie allargate sono comuni, ai tempi di Stevenson erano invece molto rare e lui, per mostrare l'affetto che nutriva nei confronti dei due figli della sua compagna, scrisse per loro questo bellissimo romanzo d'avventura con protagonista un ragazzo come loro che si ritrova ad affrontare crudeli pirati e un minaccioso mare in tempesta per acciuffare un tesoro nascosto su un'isola sperduta nell'oceano.
L'isola del tesoro rappresenta ciò che cerchiamo da sempre nelle nostre esistenze, l'aspirazione a un qualcosa di migliore rispetto a ciò che abbiamo ma soprattutto rappresenta la crescita evolutiva di un uomo che per maturare deve saper osare e affrontare le sue paure.
Uno di quei classici che non ci si stanca di leggere e rileggere e che a qualsiasi età riesce sempre a incantare. Si tratta indubbiamente di uno dei capolavori della letteratura mondiale.
In Stevenson, l'originalità della maturazione di Jim sta proprio nei modelli che influiscono sulla formazione del protagonista. Non a caso, il padre di Jim che muore poco dopo l'inizio del romanzo e che viene raramente citato nel corso della narrazione. Il Dr. Livesey e il conte Trelawney sono certamente due personaggi autorevoli, ma poco affascinanti, perché non promettono l'avventura, che è ciò che Jim va desiderando, ed anzi incarnano il buon senso e il rigore borghesi. Sembra dunque, che siano proprio i pirati ad avere la maggior presa su Jim e sul suo immaginario di giovane uomo: è cioè l'incontro/scontro con il Male, incarnato in Long John Silver, a trasmettere al giovane quelle virtù (coraggio e indipendenza) di cui egli è sprovvisto all'inizio della storia e che invece avrà acquisito alla fine della sua incredibile avventura. Long John è quindi un personaggio sfaccettato e complesso, egli è sicuramente malvagio e feroce ma ha anche un fascino oscuro e sotterraneo che fa presa sull'indole ingenua del giovane Hawkins, che in lui vede una specie di Sancio della pirateria. Con la bonomia, la gentilezza e gli scherzi ottiene ciò che desidera. Seduce, attrae, affascina, ispira fiducia e rassicura.

Una trama piuttosto lunga e complessa che è diventata il punto di partenza di qualsiasi avventura di mare. Quasi tutte le storie che leggiamo oggi di pirati e bucanieri, con tanto di pappagalli parlanti, isole deserte e tesori nascosti, devono tutto a questo libro di Stevenson.
E' una storia che incanta, anche se non è esente da qualche difettuccio. La scrittura a volte è un po' divagante, certi dialoghi non perfettamente credibili, le descrizioni a tratti un poco confuse. Ma sono peccati veniali, che poco disturbano la assoluta godibilità del libro.
L'attuale grande dubbio di questo tipo di avventura, e dei grandi classici in generale, è il richiamo che hanno sulle giovani generazioni. Probabilmente cinema, fumetti, televisioni e videogiochi hanno già riempito la testa dei ragazzi con queste immagini che hanno quindi completamente perso, ai loro occhi, il fascino della seduzione che sono in grado di sprigionare. Viene da chiedersi: sono forse questi i pirati che nella fantasia hanno preso il posto di Long John Silver?
Una lingua semplice e diretta, una storia appassionante, la scrittura che diventa invisibile. In questo libro c'è la letteratura come 'astrazione' dal sè stessi al suo massimo livello. Non so se sia bene o male averlo letto solo in età adulta, comunque una fortuna.

Isole, pirati, tesori, pappagalli e gambe di legno. Il tutto condensato in una prosa che solo il genio di Stevenson poteva partorire. L'isola del tesoro è semplicemente questo, un concentrato di avventura da portare con se nella vita, che di avventuroso purtroppo hanno spesso ben poco. Chi non vorrebbe essere il piccolo Jim, catapultato in un'avventura meravigliosa solcando i mari?
In questo romanzo c'è tutta l'avventura che si può desiderare. Un perfetto romanzo di intrattenimento, di quelli difficili da mettere giù, perfetto per tutte le età.
Potersi abbandonare a una fantasticheria leggendo un libro e ricordarsi di quando si voleva, e a volte per gioco ci si costruiva, un ruolo da protagonista in qualche avventura per terra e per mare, esattamente come l'adolescente protagonista, mostratoci entusiasta alla prospettiva dell'imminente partenza.
Affascinante, poi, il racconto per il racconto, l'avventura per l'avventura, l'intreccio sopra ogni altra cosa, senza troppi significati, nonché le pennellate paesaggistiche, di colore, nel dipingere i personaggi.

La figura di Long John Silver giganteggia, titano fra i tanti antagonisti della letteratura, uno dei primi a non essere né monocolore né monocorde, ma capace di una complessità quasi insondabile.
Cos'altro si può dire del libro per ragazzi più celebre di sempre se non leggetelo, leggetelo, leggetelo!
L'isola del tesoro è una di quelle rare opere che soddisfano sia la sete di avventura dei ragazzi, per i quali fu pensata e scritta, sia il gusto raffinato dei lettori adulti che conquista col suo inimitabile smalto narrativo.



Il mio voto: 9



Enrico

giovedì 20 settembre 2018

IT - chapter 2 | Tutte le anticipazioni e le prime immagini ufficiali

Il primo capitolo di IT, lo scorso anno, è stato un successo al box office, tanto da ottenere il titolo di film horror che ha incassato più di sempre (meglio perfino di L'esorcista). Così non è passato molto tempo prima che venisse confermato il sequel che uscirà nelle sale americane il 6 settembre 2019.
Le riprese sono ufficialmente terminate, come confermato dallo stesso regista Andy Muschietti e dall'attrice Jessica Chastain (Beverly Marsh da adulta) sui loro canali Instagram, ora non resta che il lavoro di post-produzione e poi il film sarà pronto per essere gustato.
L'ottima attrice americana è stata fortemente voluta dai fan per il ruolo di Bev da adulta, e rappresenta la novità più attesa, anche perché l'unico membro femminile del Club dei Perdenti è stato universalmente acclamato nel primo film grazie all'interpretazione di Sophia Lillis (che tornerà anche in questa seconda parte attraverso dei flashback).
In IT - chapter 2 ritroveremo i ragazzini protagonisti del primo film, membri del Losers Club, 27 anni dopo, quando il malefico pagliaccio si risveglierà dal suo sonno per terrorizzare ancora la città. I bambini di un tempo sono ormai adulti e torneranno nella cittadina di Derry per dare ancora una volta la caccia al clown danzante. Proprio il ritorno dei Perdenti è stato immortalato durante le riprese e condiviso sui social network.

Una delle grandi critiche mosse al primo capitolo è stata l'assenza del Rituale di Chüd, elemento importantissimo per la sconfitta di IT nel romanzo di Stephen King. Sarà però presente in questa pellicola e la conferma arriva direttamente da Gary Dauberman, sceneggiatore, che ha commento: "Il Rituale di Chüd è una bella sfida, ma è una componente così importante nel libro che non possiamo non includerla. È sicuramente qualcosa di difficile da bilanciare, ma poiché io e Andy abbiamo già lavorato insieme precedentemente, posso conversare più facilmente con lui nello scrivere queste scene anziché limitarmi a un 'Hey, ecco a cosa ho pensato'. È un lavoro organico, dobbiamo scavare la roccia per cercare la via più accessibile attraverso uno degli aspetti più metafisici del libro".
Dauberman è poi stato recentemente intervistato sull'approccio che ha impartito all'intero film e ha dichiarato: "Come ho detto per il primo film, c'è davvero l'imbarazzo della scelta. Ho fatto del mio meglio per tradurre in sceneggiatura ciò che Stephen King ha scritto così splendidamente tutti quegli anni fa. È stato divertente avere l'occasione di rivisitare i protagonisti e vedere cosa stanno facendo 27 anni dopo. La sfida è stata raccogliere le introduzioni di questi personaggi e capire dove si trovano, un impegno divertente da affrontare. Come possiamo trovare una soluzione elegante per reintrodurre tutti questi personaggi al pubblico? Nel primo capitolo sono a scuola tutti insieme, quindi li vediamo in gruppo, ma 27 anni dopo sono sparsi per il paese. Vediamo frammenti di ciò che sono diventati, e credo sia molto entusiasmante. Poi, ovviamente, è stato grandioso vederli ritornare a Derry".
E sul finale ha anticipato che potrebbe spezzare il cuore a molti spettatori: "Credo che il finale soddisferà gli spettatori, e forse spezzerà un po’ i loro cuori".













Enrico

martedì 18 settembre 2018

HORRORVILLE | Il primo fumetto targato WEIRD BOOK

Si chiamerà HORRORVILLE: Tales from the Sucide Forest e altre storie e sarà il primo fumetto interamente prodotto da WEIRD BOOK che darà il via ad una serie di collaborazioni internazionali. Un progetto potente e ambizioso che lancia la divisione editoriale sul mercato non solo nostrano ma anche d'oltreoceano in quanto i diritti sono già stati acquistati da una casa editrice americana.

Saranno dieci storie a fumetti, dieci passi nel delirio e nell'oscurità che hanno come filo conduttore l'atmosfera, la paura e la suspence. Uno di questi racconti è già addirittura stato opzionato per farne una trasposizione cinematografica.
HORRORVILLE è il compendio di tutte le cose che si dovrebbero temere, è l'antologia delle storie dell'impossibile, è una finestra nera sul mondo dell'insondabile e aperta sulla grande verità della vita: senza paura non potremmo esistere.

Il volume, disponibile a breve, è curato da Luigi Boccia e Massimo Rosi.
La fantastica copertina è stata rivelata pochi giorni fa sul sito di Weird Book e tutto lo staff sta lavorando incessantemente per rispettare le consegne che porteranno il fumetto anche alla prossima edizione di Lucca Comics & Games 2018.

La violenza che abita il mondo sta cancellando il vero senso della paura. Le storie di HORRORVILLE nascono per restituire un significato all'inquietudine, per ricordare che la paura è sopravvivenza, conservazione, istinto e che, senza, saremmo meno che foglie trascinate dal vento, incapaci di salvarci. Un viaggio nell'ignoto, nel mondo degli incubi e, soprattutto, nell'inconscio degli uomini.





Enrico